lunedì 28 gennaio 2013

L2 XXXV

Ieri ho comprato un mobile colapiatti.

In una frase come questa il romanticismo rasenta il nulla cosmico, se consideriamo anche che l'ho comprato all'Ikea e che sto impazzendo per montarlo.

Però mi accorgo di come anche una cosa così stupida, banale, materiale nasconda un grande potenziale emotivo.


Per comprarlo sono andata all'Ikea con Marco. Era la prima volta che andavamo all'Ikea insieme e io non ho potuto fare a meno di immaginare di come, un giorno forse, entreremo insieme nuovamente in quel luogo e sceglieremo qualcosa di carino per arredare insieme la nostra nuova dimora.

Quando sono tornata a casa ho scoperto che il fidanzato di una delle mie due coinquiline le aveva regalato per l'anniversario una fedina: sono la prima a schifare il matrimonio, e questo è risaputo (e ad ogni modo è solo una fedina di fidanzamento), ma penso a due persone che si vogliono bene e a un uomo che regala un oggetto ormai così svalutato del suo significato affettivo e intriso di quello commerciale invece, è vero... Ma come posso giudicare i sentimenti altrui? E se lui, e se loro due, fossero davvero innamorati e quel semplice anellino di argento valesse davvero tanto, tantissimo per il loro rapporto? Ho iniziato ad abbandonare il mio cinismo di coppia da quando sto con Marco, è vero anche questo, ma forse non è un male, sebbene mi debba ancora abituare all'idea. Quindi ho festeggiato insieme a lei questa sua grande gioia ed è stato bello.

L'altra mia coinquilina, invece, era a pezzi e frustratissima perchè oggi ha dovuto sostenere un esame molto importante e molto difficile per la sua facoltà. Ieri ho cercato di rincuorarla e incoraggiarla, purtroppo però oggi non è andato come sperava.


Sono tante piccole sfumature, di una giornata che potrebbe sembrare insulsa come molte altre.
Eppure, quando finalmente riuscirò a finire di montare quel mobile, ogni volta che lo guarderò penserò a me e a Marco, al giorno in cui Stefania ha ricevuto la fedina, a Santina in ansia per un esame così importante.

E penso... Quando tutte saremo andate via da questa casa, rimarrà, finchè dura, questo mobile e le altre persone che vi abiteranno non sapranno tutto ciò, sebbene io potrò ricordarlo dentro di me. 
Questo mi fa un po' tristezza. Per quanto questa casa universitaria abbia i suoi molteplici difetti, per quanto ognuna di noi faccia il minimo indispensabile per viverci alla meno peggio e per quanto capisca che è solo un luogo di passaggio... Io mi sono affezionata a queste vecchia mura umide ed ogni pezzetto di questo pavimento mi ricorderà momenti vissuti da me o da chi mi circonda.


Ecco come un mobile colapiatti è diventato romantico nel mio immaginario.










ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

venerdì 25 gennaio 2013

studentessa universitaria calabrese


"Sono due anni che sono andata via dalla mia città. Mia madre mi ha insegnato che studiare è importante, che la cultura è la base per affrontare la vita, per capire come gira il mondo, per poterlo girare a tua volta. È per questo che sono andata via, per cercare un’opportunità, per crescere.

Sono due anni che mi ronza in testa una domanda, forse banale, forse retorica. Perché ? Perché non posso crescere nella stessa città che mi ha concepita ? Perché la mia cultura devo formarla altrove?
Trent’anni fa quando avevi 19 anni eri un uomo compiuto, forse già padre di famiglia, con un lavoro rispettabile, una casa da mantenere, un mutuo da pagare.
Due anni fa avevo 19 anni ed ero, come adesso, poco più che una bambina. Ho raccolto le mie cose, ho messo il cuore in valigia e ho portato con me, a 700km di distanza, il profumo della mia città, della mia famiglia, delle mie radici. Cos’è un albero senza le sue radici?
Aveva ragione mia madre, ho imparato molte cose andando via. Ho imparato a guardare un micro mondo diverso dal mio, a viverlo, a diventarne parte integrante. Ho imparato la gioia del tornare a casa, la VERA casa. Ed ho imparato la tristezza del tornarci. È in fondo una questione di punti di vista ed io non avevo mai guardato dall’esterno. È stato un bene, perché mi ha permesso di capire quante e quali cose non vanno nella mia città natale, nella mia città adottiva, nel mio Paese.
Sono una studentessa fuori sede, di quelle che ogni mese riceve il pacco con le buonezze preparate dalla nonna, ma se due anni fa il cuore mi si sgretolava quando andavo via, adesso mi sembra di non riuscire a respirare quando torno.
Che madre è una città che ti fa nascere e poi ti costringe ad andare via? Ma soprattutto, che nazione è un’Italia che non ama in egual modo i suoi figli? Se fossi nata un po’ più su forse per me le cose sarebbero state diverse? Forse avrei potuto scegliere?
Sono una studentessa fuori sede politicamente confusa.
Non so bene cosa voglio, ma so molto bene cosa non voglio.
Non voglio tornare a Reggio e trovarla inondata da spazzatura, sporcizia e malumore.
Non voglio dover salutare mia madre, mio padre, sapendo che per mesi non potrò godere delle nostre discussioni a cena.
Non voglio andare a votare il “meno peggio”, non poter votare per una persona nella quale credo, nella quale rivedo i miei stessi ideali.
Non voglio il 40% di sconto sul biglietto di un treno, voglio la possibilità di votare in qualsiasi parte del mondo io mi trovi. Votare, non era, oltre che un dovere civico, anche un diritto?
Non sono l’unica a pensarla così.
Nel mio cuore ho la triste paura che un giorno, quando avrò terminato i miei studi, quando sarà il momento di cercare lavoro, non potrò più tornare a vivere nella mia Reggio. Farò le vacanze al mare, forse trascorrerò anche il Natale, ma non ci sarà più posto per me.
Ognuno dei ragazzi di 19 anni che Reggio fa andare via è un’opportunità che sta scegliendo di lasciare. Ognuno di quei ragazzi, ognuno di noi studenti in diaspora, altro non è che una risorsa, una possibilità.
Mi sarebbe piaciuto rimanere, ma vado via. Vado via, sono andata via, con tanta fragilità, forza e contraddizione, per cercare quel futuro che adesso sembra meno lontano, meno impossibile, meno irraggiungibile. Vado via con la speranza che un giorno potrò tornare, potrò anche io, nel mio piccolo, cambiare le cose. Vado via con il dolce desiderio di poter vedere i miei figli rimanere.
Arianna Papagiorgio"



Ho letto questa lettera aperta di una giovane per questo verso molto simile a me, lei di Reggio Calabria, io della provincia, e che come me, a distanza di qualche anno dal "trasferimento universitario" si ferma a pensare.
Mi sono sentita di condividerla per ovvi motivi, riflettendo che, personalmente, però non avrei scritto l'ultima frase, chiaramente, e anche che io provo una forte pulsione verso l'indipendenza: se avessi avuto la possibilità di studiare dalle mie parti in qualche modo avrei provato comunque a vivere da sola perchè non puoi vivere in casa con i tuoi quando nasci in Calabria. Femmina. Figlia unica.
Non hai i tuoi spazi, non puoi portare a casa il tuo ragazzo quando ti pare, non puoi tornare o andare senza avvisare. Mi accorgo che questi stessi pensieri potrebbero sembrare desideri infantili, ma in realtà non credo lo siano: è forse infantile desiderare l'indipendenza? La crescita? Perchè di questo si tratta: io per prima quando torno a casa mi trastullo nella "nullafacenza" data da un'adorata madre che si prodiga con tutto il cuore per te occupandosi della casa, della spesa, della cucina. Lei è la tua mamma, lo fa perchè ama farlo, e tu lo sai, e a distanza di tempo mi commuovo a pensarci, perchè sarà anche un gesto naturale, ma fin quando lo ricevi tutti i giorni non comprendi l'importanza di quei gesti che solo lei ti da.
E non comprendi neanche tante altre cose riguardanti ovviamente la presenza e la vicinanza di altri tuoi cari, papà, nonni, zii, cugini.
Quando vai via comprendi tutto.
Comprendi anche i problemi che, paradossalmente, da lontano ti sembrano ancora più grandi perchè tu non sei lì e non puoi fare nulla se non provare a dare conforto strappando un sorriso per telefono.
Per questo vivendo fuori casa si cresce: non è solo il fare tardi, l'avere i propri spazi, il saper fare la spesa, pulire e cucinare.
E' la comprensione di quanto quelle persone abbiano fatto e facciano per te, adesso più che mai visto che pagano due case con un misero stipendo italiano e solo loro sanno, probabilmente più di me, quanti soldi io chieda e quanti loro se ne tolgano per aiutarmi.
E' la comprensione dell'immensa distanza non-geografica che ti separa da quello che dovrebbe essere il tuo nucleo familiare e a cui tu dovresti, vorresti, potresti dare il tuo apporto per combattere i problemi, anche semplicemente "essendo lì in quel momento".
E' la comprensione della mancanza che provi delle cose belle e delle cose brutte di quel luogo, di quelle persone, della casa dove sei cresciuta.

Non credo tuttavia di essere un'ipocrita: quando sono lì se devo litigare con mia madre come facevo prima di partire lo faccio, se una sera voglio uscire lo faccio, mi comporto esattamente come mi comportavo "da adolescente".
Con la consapevolezza, però, che io cresco e che loro invecchiano, che il tempo finisce per tutti e che io, che ho visto "cosa c'è fuori" e vorrei tanto condividerlo, insegnarlo a loro.
Ma non posso. Perchè per quanto vorrei poter stare loro vicino, altrettanto mi devo allontanare da casa, perchè due mesi l'anno quando ci va bene frazionati sono pochi per capire e per dire.
Quindi tutto quello che mi viene spontaneo fare è stare con loro il più tempo possibile quando sono lì.

Le mie parole non sono di scusa verso una terra che mi ha visto crescere e che ho abbandonato, verso genitori che mi amano e che ho dovuto abbandonare, verso ricordi che ho vissuto e che sono rimasti abbandonati; le mie parole non sono di scusa verso una città che non mi ha mai dato praticamente nulla, a partire dalle persone, di cui si sono salvati al mio occhio solo pochi elementi, e a finire con le attività, passando per la civiltà e per l'educazione generica; non sono di scusa verso una regione che spreca e che sfama mafiosi, che seppellisce reperti archeologici, passato straordinario e bellezze paesaggistiche sotto l'immondizia, la dimenticanza, la trascuratezza; e non sono di scusa neanche verso l'ignoranza e l'ottusità che imperla le fronti di quasi la totalità della popolazione.

Le mie parole vogliono solo essere un "insegnamento", come quelle di Arianna, che non conosco, ma di cui apprezzo lo sforzo verbale, per tutti coloro che non provano ciò che stiamo provando io, lei e molti altri giovani, senza vittimismo e senza melodramma: non potrete mai e poi mai capire cosa vuoldire lasciare il posto che ti ha creato, poco più che maggiorenni, per andare altrove, per tanti tanti anni e per sempre.
Possono capire solo chi l'ha vissuto, chi lo sta vivendo, per motivi di studio, di lavoro, di scelte necessarie o inevitabili.
E' un dolore straziante rivolto a tutto ciò che ami e a tutto ciò che odi della tua terra, della tua famiglia, del tuo mondo d'infanzia e adolescenza. Un dolore costante e sempre presente, anche quando sei felice di ciò che hai ottenuto nel tuo "nuovo mondo". Un dolore che non ti lascerà mai perchè questi anni trascorsi lontani dalla tua famiglia non torneranno indietro, il problema che i tuoi hanno dovuto affrontare senza di te non tornerà indietro, la gioia delle piccole cose quotidine che forse solo adesso, a distanza, riesco a vedere non tornerà indietro.
Questo tempo finirà, loro invecchieranno sempre più, la tua città cambierà inevitabilmente.
E questo rimpianto, questo rimorso sarà con te, fortemente, ogni giorno a venire.

Così come è forte adesso quando ci pensi, come è forte ogni volta che prendi il treno, l'aereo, l'autobus per tornare a "studiare": niente riavvolgerà questo tempo trascorso lontano, come niente potrà mai asciugare le lacrime di tua madre e di tuo padre che piangono la tua mancanza, la tua partenza cercando di nascondertela come meglio possono, per non far star male anche te, "perchè non devi avere altri problemi oltre allo studio, figlia mia".

E' giusto desiderare di essere indipendenti e di costruirsi una vita da soli.
Ma ognuno dovrebbe avere la possibilità di fare ciò, almeno fin quando non sente che è il momento, non eccessivamente distante dalla terra e dalle persone che fino a quel momento ti hanno amato con tutto il loro cuore.
E che continueranno a farlo.
Solo che sarai quasi sempre troppo lontano per sentirlo.









ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

lunedì 21 gennaio 2013

Sei autori in cerca di storie.


Anni fa avevo provato una bellissima esperienza di blog: un posto in cui io e altri ragazzi che avevano semplicemente voglia scrivere potevamo postare ciò che volevamo, a volte a tema, deciso insieme.
Sono particolarmente grata a quell'esperienza per la presenza di Alessandro, un amico che è sempre stato lontano ma che in un particolare periodo della mia vita mi è stato vicino e mi ha fatto davvero trovare la voglia di scrivere ancora.

Oggi quest'occasione si sta ripresentando, con altre persone altrettanto valide, e ne sono molto felice, per questo invito tutti a dare un'occhiata, di tanto in tanto: seiautori.blogspot.it.
E' ancora all'inizio, ma sono sicura che darà molti frutti.

=3







ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

sabato 12 gennaio 2013

FYC LXIV


Sono diventata debole.

E stupida.




ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

mercoledì 9 gennaio 2013

Quote XLVII


Ero così vicino a te che ho freddo accanto agli altri.  
Guillaume Musso





ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

mercoledì 2 gennaio 2013

PROpositi

Praticamente da quando ho memoria ricordo di essere in crisi.
Crisi emotive, crisi adolescenziali, crisi nutrizionali, crisi esistenziali, crisi mistiche, crisi di mezza età, crisi di pianto, crisi di riso, crisi allergiche, ecc ecc ecc.
Da qualche tempo, ci sto ripensando.
O meglio: è innagabile che abbia attraversato dei periodi magari difficili, sicuramente complessi, ma, voglio dire, ce l'ho fatta.

Da un po' di tempo, uno-due mesi, forse di più, mi sento ufficialmente "ingolfata".
A parte i problemi "reali", mi sono resa conto che mi faccio un sacco di film. Nel senso che, di punto in bianco, in un momento qualsiasi, mi attraversano la testa pensieri SENZA SENSO. Io mi rendo conto che sono senza senso ed inutili, ma continuo ad angosciarmi.
Dopo lungo meditare, in questi giorni di vegetazione, cibo e dormite in Calabria, ho deciso che il mio onnipresente masochismo - che prima o poi troverà fine anche lui, voglio dire - ha deciso di agire contro di me alle mie spalle, non potendolo più farlo apertamente visto che sto cercando di essere positiva da quando... Mi sento positiva, ecco.
Il mio non fare quello che dovrei fare che, per dirla tutta, al momento si limita allo studiare, visto che a tutto il resto dei doveri che dovrei compiere nella mia vita sto più o meno provveddendo, mi porta a sclerare.
E continuo a non farlo per il motivo di cui sopra. Ricordo che quando ho sentito soddisfazione per qualcosa che avevo ottenuto con i miei sforzi è stato... bello! Oppure non mi ha realizzato e basta.

Insomma, in realtà non so bene se sia quella la ragione.
Però sono fortemente convinta che se inizierò a fare tutto ciò che voglio fare, smetterò di angosciarmi.


Ho fatto tutta questa menata di premessa per dire che non ho "buoni propositi per l'anno nuovo" da tanti anni.
E mi rendo conto che tutte le cose realmente importanti che voglio fare non possono realizzarsi in un solo anno, o almeno buona parte di esse.
Quindi alcuni dei miei propositi sono da realizzare entro i 25 anni!
Mi sembra onesto, no?
Il problema è che la cosa che probabilmente mi angoscia di più è IL TEMPO CHE PASSA. Quindi, paradossalmente, mi angoscerò ancora di più a fare queste liste, ma mi faccio coraggio è__é


Buoni propositi da realizzare entro i 25 anni:
- Laurearmi. Due volte possibilmente. Anche se quest'ultimo punto mi sembra improbabile!
- Raddrizzare la mia schiena.
- Smettere di essere un paramecio.
- Guarire dall'allergia! (?!)
- Scrivere un libro.
- Fare un Erasmus, possibilmente in Irlanda (ma non vorrei sognare troppo).
- Trovare lavoro, anche part-time.

Buoni propositi da realizzare entro il 2013:
- Iniziare finalmente a giocare di ruolo (work in progress!).
- Risolvere piccoli problemi di salute.
- Riprendere (o iniziare) a studiare con costanza.
- Portare a termine i progetti che inizierò (e magari finire quelli che ho già in sospeso, ma non vorrei esagerare!).


Probabilmente mi verrà in mente qualcos'altro, ma lo aggiungerò via via.
Questo inizio anno mi sta realizzando: ieri sera a mezzanotte e cinque ho cantato, stonando con mio padre, Carlo Martello al karaoke in pubblico ed è stato bello!
Quindi dopo anche un post paranoico, ma positivo, posso sentirmi rassicurata.


Buon anno a tutti =3









ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

lunedì 31 dicembre 2012

2012


Gennaio
Splinder chiude.
Malinconie vecchie e nuove
Litigi con le solite persone
Decidere di chiudere con Gianluca
Tornare a Firenze
Il nuovo iPod
E nuove passioni musicali
Migrazione su Blogspot/Blogger
Cold Virginia Night

Febbraio
Chiusura definitiva con Gianluca.
Calabria
Tristezza e stress
Rabbia malcelata
Insonnia
Ricordi che mandano in confusione
Ritrovare vecchi amici
Marco.
Simona torna a Firenze!
Una nuova speranza
Passion/Sanctuary

Marzo
Sentirmi scoraggiata
Concentrarmi su me stessa
Nuove emozioni
Capire che, nonostante le difficoltà, la vita accademica è troppo importante per me
Un vuoto riempito
5 centimetri al secondo
Il silenzio dei nostri cuori
Movimentarsi la vita
Monteriggioni, Val d'Orcia, Pienza, Bagno Vignoni
Altrove, ma a casa.
Un bellissimo San Patrizio...
...per la prima volta con il gruppo storico
Siena e Sant'Antimo
Congiunzione astrale
La primavera della mia vita
Armi e Bagagli a Piacenza
Incubi che temo sempre meno
L'Oltre.
L'Abbraccio

Aprile
La mia prima Pasqua lontana dalla famiglia, ma con Marco e Simona
Iniziare ad essere orgogliosa di me...
...e delle mie emozioni
Essere di nuovo innamorata.
Potersi stupire insieme del Mondo
Iniziare a partecipare a Rievocazioni Storiche
Ritiro con il gruppo storico sul Mugello
Sentirmi positiva
Fiera dell'Artigianato con Mamma e Marco =3
Voler scrivere di nuovo.
Everywhere

Maggio
La Compagnia del Lupo Rosso.
Sentirmi più forte e allo stesso tempo più debole
Superare un esame infinito
Sentirmi molto stanca, ma serena
Iniziare ad aprirmi verso il mondo
Roisin the bow

Giugno
Scoprire di non poter fare scavi quest'anno
Immancabili malinconie
Ma provare a proiettarsi nel futuro
E sentirsi infinitamente fortunata
L'Aquila
Sentire che si sta facendo la cosa giusta
Subbiano
Provare a cercare una nuova casa
Liberi Tutti

Luglio
Teresa ed Elisabetta cambiano casa
Telese Terme
Cutigliano

Decidere di non cambiare casa
Non riuscire a studiare
Palazzuolo sul Senio
Visitare luoghi meravigliosi
Tornare in Calabria, ma con Marco
Canzone

Agosto
Trascorrere dei bellissimi giorni con Marco
Sentirmi più grande
Analisi su analisi
Vivere un po' l'estate
Ma sentirmi pressata da molte cose
E comunque sentirmi felice
Come wander with me

Settembre
Stefania e Santina
Tornare a Firenze con Marco
Signa e Pontorme
Palazzuolo sul Senio e il Santerno
Salutare insieme l'estate
Ritiro con il gruppo storico a Galliano
Sagra delle Castagne con Mamma, Marco e i suoi (=
Desiderio di accudire il prossimo
Riflettere
Cade la pioggia

Ottobre
Vivere un compleanno con tantissime persone
Sentire di poter avere nuovi amici
Continuare a non riuscire a studiare
A volte sentire freddo
So Cold

Novembre
Riflessioni novembrine
Ricominciare le lezioni
Lottare per l'Edison
Alla ricerca di funghi nei boschi di Bjorn
Vivere Novembre con serenità
Il Gabbiano

Dicembre
Monaco di Baviera e Norimberga con Teresa
Sentirmi finalmente "felice" nel periodo natalizio
Tiziana si diploma e lascia Firenze
Avere voglia, nonostante tutto, di tornare in Calabria
Sentire che i miei genitori hanno bisogno di me
Riavvicinarsi a tante persone
E cercare di essere paziente verso me stessa e gli altri
Provare affetto sincero senza timore
Sentire la solita malinconia, ma provare ad essere più forte
Desiderare di irrobustirmi e prodigarmi per riuscire ad essere più attiva
Voler essere davvero propositiva per l'anno nuovo
All I want for Christmas is You



Buon 2013 a tutti coloro che leggeranno,
e anche a coloro che non lo faranno.












ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

domenica 30 dicembre 2012

FFFFF


Insonnia da Calabria.
Sempre.








ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

martedì 25 dicembre 2012

La magia del Natale?


Buon Natale.

Che dire, una frase un po' inutile ormai.

Inutile perchè la usano tutti continuamente, insistentemente, da più di un mese prima di questo giorno, ti martellano dappertutto, nelle vetrine, alla tv, su internet: BUON NATALE, comprati un pandoro, BUON NATALE, compra un regalo, BUON NATALE, tutti ti vorranno bene se comprerai questo torrone, questa cappone, questo Natale, e così via.

Ma via, non sono qui per ammorbare con il mio solito spirito da Grinch che inneggia al non consumismo.

Perchè quest'anno il mio cuore, ormai intenerito come tutti sanno, si è prodigato a fare piccoli regali e mi sono sentita bene.

Ero felice di quei piccoli pacchetti, con dentro oggetti effimeri, di poco valore, qualche cioccolatino e qualche fiocco verde e rosso.

Ormai da un po' il mio spirito pragmatico, oggettivo, realista, orgoglioso, pratico va a cozzare con il mio sentimentalismo romantico.

Da un po'. Diciamo da sempre, va.

Però ultimamente questo moto si agita più che mai per ovvi motivi.
E, devo dire, che lo sto lasciando fare.
Quando c'è bisogno il mio orgoglio, anche troppo spesso, viene a galla.
Per il resto sto cercando di dare spazio ai miei... Sentimenti.

Per anni mi sono affannata più che potevo a nascondermi dietro muri, durezze, apatia.
E probabilmente è una cosa che non mi scollerò mai di dosso, fa ormai troppo parte di me e in fondo, a volte, mi è tutt'ora utile.

Ma, per quanto sia duro ammetterlo a me stessa, io non sono questo.

In - relativamente - poco tempo ho imparato che è bello mostrare ciò che si prova.
E non intendo grandi dichiarazioni d'amore.

Intendo, non lo so, abbracciare i propri genitori.
Parlare con i gatti, i cani, gli animali. Anche con i peluche.
Dire a qualcuno a cui si vuole bene di ricordarsi di prendersi cura di sè.
Sforzarsi di far ridere i propri nonni.
Dire ad un amico: Senti, io ti voglio bene.
E non come si faceva da adolescenti: tvtttttttb 4ever.
No, guardarlo negli occhi, prenderlo dalle spalle e dire: TI VOGLIO BENE.
Con tono serio, profondo. Non sdrammatizzando un secondo dopo.

Bè, io ci sto provando.
Certo, per me è difficilissimo fare un gesto del genere e non sdrammatizzare subito dopo per non mostrare il mio imbarazzo.
Ma quando ci riesco... E' bello.
Senti che forse quello che hai detto, che hai fatto, viene compreso, veramente.
Forse.
A volte sono gli altri che sdrammatizzano.
Ma io non me la prendo, perchè so che se si stanno sentendo in imbarazzo hanno percepito il mio affetto.


Mia madre mi ha sempre detto che bisogna voler bene a tutti.
Ho sempre perdonato tutti.

Ok, quasi tutti.

A volte ho sbagliato, è vero, ma sai che c'è?
Preferisco perdonare chi mi ha fatto del male e cercare di aver un buon rapporto con quella persona piuttosto che vivere per sempre nell'odio reciproco.
Odio reciproco.
Indifferenza.
MAGARI.
Invece si parla di finti sorrisi, finti abbracci, finti auguri, per l'appunto.

Io onestamente me ne traggo fuori.

State sicuri che ogni volta che vi abbraccerò è perchè avrò voglia di farlo.
Che se vi auguro Buon Natale... E' perchè non vedo perchè voi dobbiate averne uno cattivo.

 Dopo anni di rimpianti, tormenti, malinconie, ovviamente ancora presenti in me, io prendo tutto questo e lo espongo in pubblica piazza: sono questo.

Sono un pigiama, una felpa grigia e un paio di jeans.
Un paio di scarpe rotte e stinte.
Un paio di occhiaie e un viso o senza trucco o pieno di matita nera.
Una collana e qualche bracciale di cuoio ogni tanto.
Nelle occasioni importanti anche una camicia e qualche gonna vaporosa, per carità, eh.
Ma direi un paio di anfibi piuttosto che un paio di ballerine.
O meglio ancora, di un paio di tacchi.
Una borsa con stampato il logo di una libreria ormai chiusa piuttosto che quella di Alviero Martini.
Dei capelli corti e poco curati, ogni tanto di colori strani, piuttosto che lunghi, sempre morbidi e profumati.
Unghie più spesso rotte che smaltate.
Occhiate basse e sorrisi alternati.
E calzini di colori imbarazzanti.

E poco altro. O molto altro, a seconda dei punti di vista.

Sono affetto.
Sono che se qualcuno mi sta antipatico, subito dopo mi sento in colpa.
Sono un "Buon Natale" vero.
Senza presunzioni, per carità, dico che se dico "Buon Natale" non voglio niente in cambio.
Non voglio un regalo, non voglio un sorriso di circostanza o un abbraccio da amicone.
Dico che se te lo dico, mi andava.
Se vi abbraccio e non ve lo aspettavate, sappiate che è il momento in cui mi sono sforzata di più per mostrare ciò che sono.
Non lo disdegnate.
Bè, magari non vi andava di essere abbracciati da me, questo lo capisco.
Ma in fondo è un abbraccio. Non siete costretti a ricambiarlo con una stretta reciproca.
Voglio dire, potete solo prendervelo e basta.
Non ne voglio uno in cambio per forza.


Insomma, per dirla in maniera banale e molto da film: Gente, vi voglio bene.
Non c'è tempo di volersi male, ignorarsi, incazzarsi.
Sono io la prima che a volte se ne dimentica e lo ammetto.
Ma mi dispiace, ok?
Io vorrei solo poter voler bene a tutti.
Magari aiutatemi, se vi va.



Buon Natale a chiunque leggerà queste righe sperdute.
Dal profondo del mio cuore.











ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

lunedì 3 dicembre 2012

Novembre


Nessuno guarda mai il cielo mentre cammina sotto la pioggia.









ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.