venerdì 30 novembre 2018

overwhelmed


Ciò che provo mi divora il cervello tutti i giorni e tutte le notti sempre.
Ormai posso sentirlo masticare nelle tempie.
Ho davvero paura dell'enorme abisso in cui mi trovo.
Fortunatamente ieri è arrivata Patti qui e non sono più del tutto in balia di me stessa. Ma mi sono già resa conto che, come in realtà è normale che sia, non può salvarmi.
Nessuno può farlo adesso.
So che sono l'unica con questo potere e ci ho provato, ci sto provando, ma continuo solamente a sentirmi invasa e schiacciata da ogni cosa, a vivere nell'affanno, senza respiro, di non poterlo riabbracciare, e tantissime altre cose che non so come affrontare.

Non so come affrontare ciò che provo.
Non so come affrontarmi.

Anche se so che non dovrei, vorrei solo addormentarmi e svegliarmi vicino a lui, in un futuro indistinto, in cui tutto è andato per il verso giusto.
E mi chiedo se tutto questo esista davvero solo nella mia testa o potrò realizzare almeno questo sogno.

Almeno questo.
Dopo tutti quelli che ho visto infrangersi, dopo tutti quelli che so che non si realizzeranno mai.
Almeno questo.

Mi chiedo se sia sbagliato desiderare di essere di nuovo al fianco di qualcuno quando è già andato tutto male e il resto del mondo si aspetta soltanto che tu vada avanti.
Mi chiedo se sia sbagliato avere questo desiderio senza dare abbastanza valore a tutti gli altri desideri che compongono una vita.
Mi chiedo se sia sbagliato ciò che provo.

Ma anche se qualcuno mi dicesse che lo è con assoluta certezza, so già che non potrei smettere di provarlo.

Vorrei solamente riabbracciarti. Essere sicura che ce la faremo. Avere una vita solamente un poco serena con te.
Come è possibile che anche i sogni più "normali" che ho debbano distruggermi?

Vorrei sapere che anche tu stai lottando per questo, che anche tu stai andando avanti per questo.
Vorrei non sentirmi in colpa a dire a me stessa che la mia vita è appesa al filo delle promesse che ho fatto a tutte le persone a cui voglio bene, che in questo momento è appesa al filo che, teso migliaia di chilometri, mi sta invece soffocando.

Se solo potessi chiederti aiuto.
Se solo tu potessi darmelo.



ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

venerdì 23 novembre 2018

memories

Un anno fa il nostro viaggio in Spagna stava volgendo al termine e noi eravamo felici perché tanti sconosciuti avevano riconosciuto in noi che eravamo fatti l'uno per l'altro perché avevamo preso il coraggio di mostrare che il nostro sogno era di vivere insieme e per tanti altri motivi: io che ti mantenevo calmo, o almeno ci provavo, tu che mi spingevi su per le salite di Puente Genil, che mi abbracciavi da dietro continuando a camminare o che mi prendevi sulle spalle, e tante altre piccole e grandi cose.

Mi è venuto in mente soprattutto la sensazione che provavo quando ero lassù, in alto come sei alto tu, e vedevo tutto da un'altra prospettiva meno cupa, vedevo la tua nuca preziosa e le tue spalle che tuttora non riesco a dimenticare perché per me erano, forse sono, Casa.

Se al mondo esistesse una medicina per dimenticare tutto questo, per dimenticarti, l'avrei già presa. Ma non esiste e devo accontentarmi delle pasticche di Valeriana che ho iniziato ad assumere per rimanere almeno un po' calma, mentre mi sento persa in questo mondo enorme.

Sono molto grata, come sempre, per tutte le persone che ho vicino e che provano a prendersi cura di me, ma non riesco a desiderare altro se non la tua vicinanza impossibile.

In fondo ora mi accontenterei solamente di parlare con te un poco.
Mi manchi in modi inspiegabili.




ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

martedì 13 novembre 2018

attraverso


Sono ormai molti mesi che non scrivo più qui, un po' perché non ne sento più il bisogno, un po' perché ho avuto davvero molto da fare, fuori e dentro di me.
Ho interrotto una convivenza, ho traslocato da Firenze in Calabria e mi sono trasferita a Siviglia. La mia vita è ancora molto confusa e non so bene come andare avanti e soprattutto a fare cosa.

In questo momento non sapevo dove altro scrivere ciò che sto provando e non so nemmeno perché lo sto provando: ero qui, nella mia piccola stanza spagnola e per un attimo stavo davvero riuscendo a non pensare guardando Netflix.

Quando ad un tratto ho realizzato che vorrei riuscire di nuovo a credere in qualcosa.
Ho realizzato che, pur di ottenere ciò che desidero di più in questo momento, sarei disposta a credere in un qualche dio.
Ho realizzato che vorrei pregare per riuscire a stare con te.

Questa cosa è così folle che non riesco a scrivere niente altro.



ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

giovedì 5 luglio 2018

Sono ancora qui.

E' difficile riprendere a scrivere qui dopo questi mesi.
Sono stati mesi intensi, forse tra i più ricchi di cambiamenti consapevoli della mia vita.
Sono stati mesi anche intensamente tristi, e lo sono ancora, di quella tristezza che mi fa passare la voglia di raccontarla, se non per metafore.
Ma almeno per metafore, scrivo.

Sono ormai giunta alla conclusione che la scrittura sia la mia strada. Una scelta che forse doveva essere lampante, ma che ho rifiutato per tutta la mia vita finora perché la ritenevo impossibile da praticare. Ma alla fine, quando mi sono resa conto che qualsiasi cosa io abbia scelto mi sembrava impossibile, studi, lavori, sogni, relazioni, luoghi, contesti, l'idea di essere una scrittrice mi è diventata confortevole.

Essere una scrittrice.
Ho i brividi a scriverlo.
E' un sogno irrealizzabile, ma è pur sempre un sogno.
In fondo, non sto facendo nemmeno chissà quale sforzo per coronarlo. Attualmente sto semplicemente cercando di sopravvivere al caos incredibile in cui si è trasformata la mia vita. Mi fa un po' sorridere come in tutti i miei tormentati anni passati mi sia sempre ripetuta che valeva la pena continuare a vivere perché qualcosa di meglio doveva pur aspettarmi. E adesso mi sembra che queste cose migliori siano passate e andate via senza lasciare tracce benefiche o che semplicemente non si siano presentate. Ho ancora tempo, lo so, ma sono stanca di rincorrere utopie.
Non voglio più che mi interessi pensare che deve andare meglio. Andrà come deve e io lo accetterò finché potrò. E se la mia vita è fatta di illusioni, allora perché non inseguirne una così grande?

Prevedo ancora grandi cambiamenti quest'anno, che saranno come sempre positivi e negativi. Tutto questo mi spaventa e mi esalta.
L'unica certezza che ho è che se tutto andrà come deve almeno da settembre non avrò tempo per i miei abissi personali.
Voglio conoscere, imparare, crescere. E' questo ciò che mi spinge ad andare avanti ogni giorno, nonostante tutto. E nei mesi autunnali e invernali spero di averne l'occasione, e spero di cavarmela.

Nel frattempo, rimango ancora a galleggiare in questa specie di limbo opprimente, ma pur sempre necessario e costellato, ogni tanto, da piccoli momenti e grandi persone fatte di luce in mezzo al buio.

Se non altro, ho smesso di avere paura dell'oscurità.





ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

sabato 9 dicembre 2017

entropia

I giorni stanno scorrendo lentamente e velocemente al contempo, se ciò è possibile. Ovviamente loro scorrono come sempre, sono io che in alcuni momenti mi vedo scorrere le cose tra le mani alla velocità della luce, e in altri conto i secondi nella speranza che il tempo si decida a essere più celere.

Come sempre (a quanto pare), stanno succedendo un sacco di cose assolutamente random e io non riesco a far altro che viverle, cercando di mantenermi il più stabile possibile e riportando di tanto in tanto qui i dettagli del mio viaggio, cercando di distaccarmene per quanto posso.

Martedì sera mi sono decisa a partecipare ad una serata di Poetry Slam e, anche se mi rendo conto razionalmente che sia una cosa stupida, irrazionalmente ero tesissima e la mia voce mentre leggevo era tremante. Ma quel tremore, unito all'intonazione che sono riuscita sforzandomi a dare a ciò che dicevo, in modo totalmente inaspettato mi ha portato alla vittoria. E quindi ho vinto, grazie agli applausi del pubblico, una pubblicazione su una rivista fiorentina e un pranzo per due persone in quel locale. Il fatto di per sé è positivo, ma io continuo a rimuginare sul fatto che ho letto le mie cose di fronte a tutte quelle persone e questa cosa mi manda in palla. Credo che sia il giudizio di per sé che, come sempre, mi manda in palla.
Ho letto tre testi, uno per round. Il primo era quella poesia pesantissima che ho scritto poco dopo aver lasciato Gheri, il secondo una cosa piuttosto semplice scritta una cosa come dieci anni fa che ho ritirato fuori proprio da questo blog, ed il terzo era un testo che ho creato accorpando cinque brevi testi che avevo scritto poco tempo dopo essermi messa con il già citato. Che citarlo per scritto mi fa meno paura di dirlo ad alta voce. Alla fine, quando mi hanno chiesto di fare un discorso al microfono e io non sapevo che dire, ho letto una parte di un brano che uso anche come testo per l'immagine di copertina su Facebook che credo che sia una delle cose più vere scritte per me di sempre. E poi mi sono presa gli abbracci e le congratulazioni di un sacco di persone, cercando di non sparire troppo nella vergogna (fallendo nell'intento, credo).

Intanto però per la maggior parte del tempo mi affanno tra annunci di case, agenti immobiliari, spostamenti rocamboleschi in autobus a vedere posti assurdi, impegni di vario tipo che continuo a prendere e che almeno il 60% delle volte non riesco a rispettare per la stanchezza psicofisica, e cerco tutto sommato di andare avanti con la mia vita in bilico. Ma in quei pochi momenti in cui riesco a levarmi dalla testa il fatto che tra meno di un mese potrei essere in mezzo ad una strada, riappare lui. Mille scene, tutte unite insieme, il nostro maledetto albero di Natale, le sue dita che montano il Millenium Falcon della Lego, il suo profilo serioso, il suo divano, la sua cucina, io e lui insieme a casa sua. A casa sua, che ho sentito così mia. Il giorno in cui ho portato via tutto. L'ultima volta che l'ho visto. Le stilettate di dolore che tuttora mi assalgono quando penso a come è finita. Tutte le cose brutte e, soprattutto purtroppo, tutte le cose belle.

Stasera ero a cena qui a casa e in tv hanno passato la pubblicità del film di Star Wars in uscita, che io naturalmente voglio vedere. Ma è bastato vedere il trailer, che finora avevo più o meno inconsciamente scansato su Facebook, per farmi scoppiare in lacrime e correre in camera mia per non farmi vedere da nessuno.
Sono passati quasi dieci mesi da quando è finita. E anche se ho pensato di stare meglio, anche se sto cercando di andare avanti, anche se sono così impegnata banalmente a sopravvivere, quando la notte mi trovo sola e non ancora troppo stanca, piango per lui.
Questa cosa mi distrugge perché è difficile accettarla, ma al contempo mi dico di pazientare, che se sono sopravvissuta a M., sopravviverò anche a questa. Continuando a fare incubi ogni tanto, ma superandola.

Ho bisogno di un angolo di tranquillità in cui rifugiarmi che al momento non credo di avere. Poi forse riuscirò a far andare tutto meglio. Magari anche a riprendere a studiare.
Ho ancora così tanto da fare su di me, nonostante tutto quello che ho fatto finora, che a volte mi sembra che non finirò mai. E forse è proprio così.
Vorrei solo riuscire a lasciarmi tutto il dolore passato alle spalle e trovare il modo di costruirmi un futuro sereno, per quanto possibile.

Nella speranza di pensieri più positivi, riporto il testo che ho letto nella finale della gara in 2 minuti e 58 secondi su un massimo di 3 (fortunatamente non sapevo che mi stessero cronometrando, altrimenti sarei andata in pappa):

"I nostri desideri fanno rumore: stormiscono, a volte, come foglie di pioppo scosse dal vento.
Vibrando, ora forte, ora lieve, ci riempiono le orecchie mentre passeggiamo lungo il nostro viale alberato. E’ allora che, se abbiamo indossato gli occhi del colore adatto, possiamo vederli brillare, appesi ai rami: ce ne sono moltissimi e, sotto la luce del sole, abbagliano la vista costringendoci a celarci lo sguardo con le mani.
Se siamo fortunati, coleranno via dalle nostre ciglia, bagnandoci i palmi, entrando sotto la nostra pelle e riempiendoci di ogni cosa bella.

I nostri desideri fanno rumore: scricchiolano, a volte, sopra la nostra testa.
Nel cuore della notte mentre dormiamo li sentiamo rimproverarci, all’improvviso, nel buio, e ci svegliamo di soprassalto, col cuore che batte troppo forte, e ci diciamo “è solo la mensola”, “è solo l’armadio”, ci giriamo dall’altro lato e torniamo ad assopirci di nuovo.
Ma loro ritornano, ritornano sempre, quando meno ce lo aspettiamo, per spaventarci e scuoterci e urlarci nelle orecchie “ricordati chi sei”.

I nostri desideri fanno rumore: gorgogliano, a volte, dentro al nostro stomaco.
Quando li percepiamo nella pancia e non riusciamo a fermarli, e grattano, e scavano, e graffiano, e, lentamente bruciando, salgono lungo l'esofago e finiscono con lo sporcarci la bocca di verità.
Quando sobbollendo ci riempiono le orecchie solo del loro verso, e si fermano lì dentro a cuocere, a diventare incandescenti e consumati, a essere inafferrabili.
Allora dobbiamo schiudere le labbra e fischiare, e cantare, e urlare, e sputare, e odiare, e amare, e dire che la dolcezza che portiamo con noi non ci fa più paura.

I nostri desideri fanno rumore: sibilano, a volte, come serpi che nascoste strisciano vicino ai nostri piedi nudi e noi finiamo sempre per correre via o calpestarli, fino ad ucciderli. Forse non ci è ancora chiaro che il veleno mette in circolo l'adrenalina e, seppur mortale, quel sottile sibilare strisciante sulla nostra pelle scoperta è l'unica strada.
A volte bisogna sdraiarsi a terra e lasciare che due denti affilati ci perforino il collo, a volte bisogna contorcersi e urlare e vomitare fuori tutto quello che siamo, per essere degni di bere un antidoto e afferrare quel desiderio guizzante, viscido, violento, ma nostro.

I nostri desideri fanno rumore: crepitano, a volte, come legna verde messa a bruciare.
Si accendono lentamente, sollevando fumi neri, fin quando, inevitabilmente, divampano.
E mentre muoiono, mentre diventano cenere, il nostro stesso respiro si fa turbinoso vento e li sparge, e loro scorrono sotto la pelle, si perdono fino alla punta delle dita, e noi tutti bruciamo, noi tutti crepitiamo, noi tutti riluciamo come tizzoni, un istante prima di spegnerci.
E quando non sappiamo più come ricostruirci perché i pezzi di cui siamo fatti sono già tutti in polvere, e possiamo solo restare a contare i fori sul nostro petto che ormai sono così tanti da aver aperto un enorme squarcio sul vuoto… Noi dobbiamo fermarci.

Fermarci ed ascoltare i nostri desideri che fanno rumore."




ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

giovedì 30 novembre 2017

una favola per adulti

La vita continua ad essere caotica e priva di certezze, ma io sto cercando di vivere giorno per giorno con tutta la serenità che ho. Sono sorpresa dalla mia calma, nonostante questo turbinio di insensatezza e cambiamento e, anche se devo ancora lavorare molto su me stessa, per ora va bene così.

Sono finalmente riuscita a tornare al gruppo di scrittura e oggi ho scritto sul tema "favola per adulti" una cosa molto allegra, come sempre. E' un po' un monologo, un po' un flusso di coscienza, l'ho scritto in un'oretta e probabilmente avrei potuto fare di meglio, ma credo che esprima almeno un po' di quello che a volte mi sento dentro, e quindi va bene così.
Stasera avrei voluto leggerlo meglio, ma la mia mente attuale è piuttosto deconcentrata; in ogni caso ho ricevuto feedback positivi: positivi nel senso che è piaciuto, ma anche nel senso di negativi, cioè che le persone sono state male, quindi penso di essere riuscita ad esprimere almeno in parte quel tipo di dolore. Il commento che più mi ha fatto riflettere è sul fatto che il protagonista sia molto arrabbiato, nonostante normalmente in casi come questi ci sia solo disperazione. Sono felice che qualcuno abbia colto questa sfumatura perché per me era importante riuscire ad esprimere la rabbia per una promessa infranta.


"E vissero per sempre felici e contenti.

E’ vero: abbiamo vissuto per sempre felici e contenti. Dove “per sempre” è da leggere come “fin quando tu non te ne sei andata”.

Il nostro è stato un “per sempre” piuttosto breve, rispetto alla normale vastità del concetto, ma in effetti è stato anche un “per sempre” lungo: dieci anni, lunghi a loro modo perché in ogni mese insieme abbiamo creduto che fosse arrivata la fine. E tutto questo era quanto di più bello potessi sperare, anche se in realtà non era una cosa che avevo mai sperato prima. Prima di te.

Ogni mese, ogni giorno, per essere precisi 3.653 giorni, ci siamo amati con la consapevolezza che quel momento poteva essere l’ultimo, ma senza angoscia, anzi, con un fuoco dentro che non si è mai spento, e tu sai di cosa parlo, quel fuoco che ti brucia nel petto, nello stomaco, sotto la pelle, diciamo pure ovunque, quando incontri qualcuno che sai che devi avere vicino, che sai che devi tenerti vicino, e per quanto tempo farlo, incredibilmente, diventa secondario, scompare, perché il tempo stesso si dissolve, perché in un istante vi state già amando, in un minuto siete già sposati, in un’ora vi siete reincarnati almeno altre due volte. Quando hai incontrato quel qualcuno l’hai provato ed io lo so perché me l’hai detto, lo so perché quel qualcuno sono io.

Sono io che ti ho portata con me in questi dieci anni, ti ho abbracciata, a volte anche troppo forte, e ho contato ogni giorno i minuti passati insieme, e quindi tutti i matrimoni a cui abbiamo partecipato come sposi, ogni volta diversi; li ho contati perché sapevo che avrei dovuto tenermeli stretti quando tu te ne saresti andata. Anche se mi pregavi di non andare via io, anche se ti ho pregato di non andartene io, sapevo, in fondo a me stesso, nella parte dove si vanno a nascondere tutte le nefandezze delle nostre anime, che tu un giorno te ne saresti andata.
E io mi ero giurato, ti avevo giurato, di odiarti con tutte le mie forze se tu l’avessi fatto, di cancellarti da ogni angolo della mia vita, della nostra casa, dei pensieri, dei desideri, dei ricordi, dei sogni, sapendo che non ci sarei riuscito, ma l’avrei fatto comunque, perché è questo quello che deve fare ogni essere umano: andare avanti. Purtroppo. Io credo invece che ad alcune cose semplicemente non bisognerebbe sopravvivere. Che ci sono dei dolori morali, dei dolori emotivi, mentali, a cui non dovremmo in alcun modo sopravvivere. Sopravvivere perché? Per evolverci, per migliorarci, per continuare a sperare in un domani. Ma se io non volessi? Se io non voglio più sperare in un domani, migliorarmi, evolvermi da quando te ne sei andata, perché devo restare?

Ma mi hanno insegnato a farlo, me lo hanno inculcato così profondamente nella testa, me l’hai inculcato tu così profondamente dentro, che adesso devo farlo. Anche se so che è questo il motivo per cui tu non ci sei più.
Per cui tu, nonostante io abbia cercato di curarti e guarirti e coltivarti come il migliore dei miei fiori, quale tu sei, quale tu sarai sempre, per cui tu ora sei morta.

Morta. Morte. Una cosa che non temo più. Che ho temuto, fintanto che ero con te, che ho temuto per te, quando mi facevi promettere che io non sarei morto per primo. Quando sussurravi al mio fuoco di bruciare per scaldarti e lui lo faceva, perché non sapeva fare altro accanto a te, e tu mi baciavi le spalle e piangevi. Quando, incapace di annodare i nostri sogni insieme ad anni troppo lontani, li osservavo mentre ti scivolavano via dalle dita.
E tu credo che non lo sappia, ma li ho raccolti tutti quanti e li conservo in quella scatola di legno intagliato sul comodino, quella che avevi comprato solo perché era bella, ma poi era sempre rimasta vuota. Ecco, ora è piena. In realtà è sempre stata piena. Di tutti i desideri che non avevamo ancora potuto realizzare. Di tutti i desideri che non realizzeremo mai. Di tutti i desideri che ormai conosco a memoria perché ogni giorno, da quando te ne sei andata, li sfoglio e lascio che mi taglino le dita.
E di giorni ne sono trascorsi molti di più del nostro “per sempre” insieme, almeno 12.900, ma non sono sicuro di questo numero quanto sono sicuro di quello dei giorni in cui abbiamo vissuto di calore e vicinanza. Perché hai deciso tu, hai scelto tu di lasciarmi nel nostro giorno, di chiudere il “per sempre” lì dove era iniziato. E io, ancora una volta, ho annuito alla tua decisione, mi sono messo in ginocchio di fronte alla foto della tua lapide e ti ho portato delle orchidee. Proprio come quando ti ho detto per la prima volta che ti amavo, l’ho fatto tremando, l’ho fatto senza sapere cosa sarebbe accaduto dopo.
E la prima volta è accaduto tutto. L’ultima, invece, non è successo niente. Perché continuo a vivere con te, ma senza di te. Senza la tua voce, senza il tuo profumo, senza il tuo calore. Senza.

Ho imparato subito che la morte è proprio questo: senza. Privazione, mancanza di qualcosa che prima c’era e ora non c’è più.
Ho imparato invece solo ora, ora che anche io sto diventando sempre più freddo, che era proprio questo che non potevi accettare, che per quanto tu abbia lottato non hai potuto accogliere in te, che non hai potuto aspettare che accadesse: il senza, la mancanza di calore, il freddo. Il raffreddarsi del mio fuoco.

Ed è per questo che hai spento prima il tuo, è per questo che hai messo fine al nostro “per sempre”.
Vero?"





ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

sabato 25 novembre 2017

un altro passo verso


Mi chiedo quale sia la giusta soglia di dolore da affrontare per raggiungere i propri sogni.

Mentre me lo chiedo, anche se adesso voglio ancora una volta svanire, mi sento sollevata perché so che ho dei sogni. Che sono fondamentalmente sempre gli stessi, anche se hanno cambiato forma. O forse ho cambiato forma io, ho cambiato la consapevolezza e le aspettative nei loro confronti.

Non so ancora se sto seguendo il giusto percorso per raggiungerli e non so se li raggiungerò mai.
Ma loro sono lì, sono sempre rimasti lì.


Sono tornata dalla Spagna. E' andato tutto sommato bene e non ho nemmeno pianto troppo al momento dei saluti, anche perché ero impegnata a sopravvivere alla febbre e alle cose da fare.
Purtroppo gli incubi mi hanno inseguita fin lì e, sebbene pensassi di aver passato il peggio tra settembre e ottobre, non ero evidentemente pronta per novembre e dicembre.
Oltre ai sogni, in questo periodo anche quando sono sveglia spesso mi sento come se non fosse passato un giorno dal momento in cui ho fatto i bagagli per lasciare casa sua.
Ho pianto ancora e mi ritrovo a chiedermi di nuovo quando tutto questo finirà. Alterno momenti in cui penso di poter addirittura parlare con lui e gli altri, se mai lo dovessi incontrare, come una persona normale, a momenti in cui anche solo sentir menzionare contesti vicini la gola mi si stringe nell'ormai conosciuta sensazione di vuoto.
So che devo essere paziente. Che devo mettere in fila un mese dopo un altro. In attesa che diventino anni. Spero solo che basti, anche questa volta.

Anche perché nel frattempo non ho potuto rimanere ferma. Non ho potuto darmi pace e restare da sola, ho continuato a girare e conoscere ed esplorare e a chiedermi ogni giorno se stessi facendo la cosa giusta.
Ed ora mi trovo nel punto in cui, per la prima volta in vita mia, devo mettere da parte i miei sentimenti e pensare al modo in cui rimanere a Firenze, visto che non so più dove prendere i soldi per mantenermi.
E così nel giro di un mese dovrò pagare i debiti con il padrone di casa, l'agenzia immobiliare, le caparre e tutto il resto. Oppure tornare dai miei, la qual cosa la mia testa continua ad escludere in automatico, mentre non dovrebbe.

Sono pronta a prendermi cura di me. A lasciare che qualcuno mi aiuti a farlo. Pronta a rimettermi in gioco. Pronta a vivere come vorrei.
O forse no?


Come è possibile stare per metà sotto terra e per metà sopra le nuvole?


Continuo a scrivere come posso. Ieri sera ad un evento di SCF una mia poesia è stata scelta per essere letta, così ancora una volta ho superato la vergogna e ho parlato al microfono provando a recitare queste parole:
"Negli anni che posso contare 
Vi sono vuoti oscuri 
In cui molto è entrato 
E niente è uscito 

Si sono persi quei giorni 
Nel susseguirsi dei mesi 
Sono andati ad unirsi 
Alle file degli incubi 

Ma ho perso anche 
Fin troppi bottoni 
Così che nessun cappotto 
Può più coprirmi dal gelo 

E vado senza meta 
A petto nudo 
Col vento in faccia 
Tossendo via 

I legami 
Le promesse 
Le mancanze 
Gli odori 

E aspetto ormai paziente 
Dei lacci nuovi in dono 
Per non perdere almeno 
Le mie scarpe buone 

Eppure non ho bisogno 
Di credere ancora al fato 
Perché ciò che mi basta 
E’ la mia non-direzione"

La cosa migliore che abbia potuto capire quest'anno credo che sia il fatto che il non avere una direzione non sia una cosa così spaventosa e sbagliata.
Nonostante tutto, sono molto orgogliosa di me per questo.
Anche se decidessi di rimanere sola adesso, non avrei paura. Ed è una consapevolezza bellissima, come è ancora più bello sapere che in realtà ho molte persone a cui voglio bene.

Anche se è un altro periodo cupo, sono ormai consapevole di non poter far altro che andare avanti.
E quindi semplicemente lo faccio.


ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

mercoledì 1 novembre 2017

All'improvviso.

Ho veramente bisogno di scrivere, ma non tramite racconti o poesie, ma di cose concrete.
Sono in Calabria, domani riparto, e le cose che continuano ad accadere a me o a persone a me care sono improvvise, assurde, spesso tragiche.
Forse dovrei aspettare ancora prima di scrivere questo post, visto che ora sono un po' alticcia (l'amaro del tardo pomeriggio colpisce ancora), ma dopo aver parlato con Ari stasera penso sia il caso di fare il punto della situazione con me stessa, almeno in breve.

E' Novembre, il mese del buio. Io vivo in un quasi perenne stordimento che mi salvaguarda dagli scossoni emotivi, ma che impedisce di essere attiva quanto dovrei/vorrei.
Devo cambiare casa perché la mia famiglia non ha più i fondi per continuare a mantenere la mia piuttosto costosa-come tutto a Firenze-stanza singola. Potrebbero aiutarmi per qualche altro mese di sicuro, ma sono questi i mesi buoni per cercare casa.

Il fatto è che sono fondamentalmente nullatenente perché i miei lavori mi danno veramente pochissimo, per quanto abbia cercato, e voglio cercare di gravare il meno possibile sui miei genitori da ora in poi.
Genitori che sono veramente agli sgoccioli dal punto di vista psicologico, con cui continuo ad avere grossi problemi di comunicazione e loro continuano ad averne tra di loro di tipo insormontabile.

Nel frattempo tragedie più o meno gravi continuano a spuntare intorno a me come funghi e io faccio del mio meglio per tamponare i danni, spero non del tutto inutilmente.
E seguo troppe cose tutti insieme, i miei lavori e la ricerca delle case che temo di non trovare perché è quasi impossibile negli ultimi anni a Firenze, e tutto ciò mi porta ad essere abbastanza fuori di testa.

Continuo a sognare e a pensare ai miei ex, ovviamente non volendolo. Non è più doloroso, ma sono martellata dai ricordi. Pensavo sarebbe stato via via più semplice, e in realtà lo è, ma in alcuni momenti mi sembra di non farcela. Soprattutto nei riguardi di Gheri.
Ogni volta che in modo istintivo penso alla mia futura casa, penso a casa sua. Ed ogni volta è terribile. Mi fa ancora molto male vedere qualsiasi cosa lo riguardi e, per quanto lo eviti, a volte capita.

Quindi non so bene cosa fare. In realtà so che se mi fermo, è peggio. Quindi è giusto provare ad andare avanti come sto facendo. Ma il suo pensiero è davvero invadente da ormai due mesi. Mancano ancora quattro-cinque mesi, e poi sarà passato un anno da quando ci siamo lasciati. Forse andrà meglio, come è successo in passato. Lo spero.

Spero, in realtà, nei prossimi mesi, quindi con il nuovo anno, di trovare una nuova stabilità. Nuova casa, nuova vita. Liberarmi di tante zavorre. Ma in realtà i ricordi mi salgono lungo la gola così spesso da mozzarmi il respiro. Anche se non li vorrei mai. Vorrei solo dimenticare tutto. Ma so che non si può. 
Posso solo combattere ogni giorno contro me stessa. E provare ad accettare le cose buone e le cose brutte.

Quello che mi sta succedendo è così assurdo da non crederci. Pur partendo da presupposti negativi, ed essendoci ancora molti eventi negativi nella mia vita, non posso non provare a viverla in modo positivo. Ma non so quanto mi stia illudendo che tutto andrà bene. D'altronde, cosa altro posso fare se non sperare?

Non credevo di poter arrivare a dire che è la speranza ciò che mi porta avanti.
La speranza che un giorno starò meglio, che avrò persone che mi staranno vicine per sempre, che troverò la mia fottuta strada. Che tutto si sistemi intorno a me, o che almeno ci provi.

Lo spero. Posso solo fare questo.
Ed andare avanti come un treno, contro tutti, verso ciò che mi fa stare bene.
Tra qualche giorno partirò per un nuovo progetto europeo, stavolta in Spagna.
Spero che mi dia nuove risposte.

So che ci sono vite molto peggiori delle mie, ma non so più assolutamente come rapportarmi ad ogni cosa. Per cui penso il meno possibile e seguo l'istinto.
E la speranza.




ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

giovedì 12 ottobre 2017

FiloRosso

Questo periodo è davvero pesante. E' una cosa che mi ripeto spesso, in realtà, ma da fine Settembre in poi è stato un crescendo di ricordi. Sapevo che sarebbe stata dura, anche se sto un po' meglio, ma siccome in questo periodo faceva il compleanno lui e lo faccio anche io, ogni anno abbiamo organizzato la festa insieme, e ora mi sento abbastanza sperduta.
Ho organizzato un super-festino per sabato prossimo che mi sta tenendo impegnata, ma il 9 ottobre è stato il primo compleanno in vita mia in cui non ho ricevuto nessun regalo. So che non dovrei aggrapparmi agli oggetti, ma per me le ricorrenze sono importanti e quindi, nonostante non mi fossi fatta aspettative sulle persone che ho vicino (grazieadio), non ritornare con la mente al mio passato è stato impossibile: tutte le cure di mia madre, i regali dei miei ex, i fiori, e tutto il resto.
Fortunatamente ho ricevuto molte belle parole e Santi mi ha anche preparato una piccola torta, e sono molto grata di queste cose, ma sento che qualcosa non va comunque. Anche se ho trovato il modo di farmi un regalo da sola, nella speranza che il suo significato si possa mantenere nel tempo.

In questo periodo penso davvero di continuo al mio ex e mi sento così male che non riesco neppure a scrivere il suo nome qui. Mi vengono in mente tantissimi ricordi felici e conviverci è difficilissimo, più che convivere con le cose brutte successe. Mi ripeto che passerà, e spero davvero che succeda.
Ho le giornate piuttosto piene, e questo un po' mi aiuta, anche se ogni giorno mi chiedo dove andrò a parare nella vita. Sono divisa tra mille impegni e quasi nessuno di questi mi porta qualche entrata.
Ho provato a riprendere gli scavi archeologici, ma dopo un giorno e mezzo sono tornata a casa perché ho sentito che il mio posto non fosse lì, perché facevo troppa fatica per via dei miei vari problemi fisici, e più di una volta ho dovuto nascondermi per non piangere in mezzo agli altri, sullo scavo.
Sapevo già da anni che sarebbe stato praticamente impossibile per me svolgere questo mestiere, ma quando sogni qualcosa per venti anni è difficile rassegnarsi. Così ci ho riprovato, a inseguire il mio più grande sogno, e ora so che non potrò farlo, almeno dal punto di vista pratico. E' stato difficile prendere la decisione di andare via, visto che gli archeologi responsabili continuavano a dirmi che sono una tosta e visto che, nonostante la differenza di età, stavo riuscendo piano piano a simpatizzare con i miei colleghi, ma ho sentito di doverlo fare perché ero già al mio limite fisico, ma soprattutto psicologico.

Sono davvero triste in questi giorni, mi sento priva di significato, ma cerco di usare i soliti metodi che conosco per convincermi che tutto andrà bene. Per mantenermi attiva e costringermi ad alzarmi dal letto ogni giorno. Ieri il tema del gruppo di scrittura che avevo scelto era "Inferno" (venuto fuori da ben due bigliettini che avevo inserito), ma alla fine hanno deciso di slittare a settimana prossima per dare più tempo a tutti per scrivere. Non sono d'accordo con questa decisione, preferivo avere un nuovo argomento a settimana, ma me ne farò una ragione come per tutto.
Nel frattempo però abbiamo letto i pezzi per la mostra che si terrà il 18 Ottobre; io ne avevo due da fare, uno sull'argomento principale (Filo Rosso) ispirato ad un disegno fatto dal bravissimo Samu (un cielo notturno con tre pipistrelli sulle cui ali sono impressi stemmi nobiliari in primo piano, dei quali due si contendono il filo rosso), e l'altro su Boscodinchiostro, il libro per bambini che stanno scrivendo Rosi e la disegnatrice Yle. E' stato complesso scrivere per entrambe le cose, nel primo caso perché dovevo ispirarmi ad un tema e ad un disegno ben preciso, nel secondo perché il mio personaggio nel libro è una specie di corvo antropomorfo piuttosto girovago ed il pubblico sarà tra gli 8 e gli 11 anni.

Alla fine sono riuscita a scrivere tutto, piuttosto di getto come al solito, ma ricorreggendo più volte in alcuni punti. Questi sono i risultati:



Per "Boscodinchiostro"

"Ho viaggiato
Ho visto
Ho ascoltato
Ma non tutto

Ogni volta
Mi lascio da parte
Un boccone buono
Per altri tempi

E di ciò che prendo
Vi porto un ricordo
Un po’ stanco
E un po’ brillante

Ho viaggiato
Per molti mondi
Ma in realtà pochi
Perché non posso
Imparare troppo insieme

Ho visto Granelli di sabbia
E fili d’erba
E nubi bianche
Ma anche nere

Ho ascoltato
Le onde della risacca
Lo stormire delle fronde
I canti dei miei simili
I loro pianti e risate

E poi sono tornata
Come tutte le volte
Ma per ogni cosa
Che ho preso
Un’altra ne ho data

Così per ogni cosa
Che vi dico
Voi mi date
Tempo prezioso
E tepore

Allora io
Non narro
Di guerre
Di carne
Di statue

Ma solo
Di sguardi
Di alberi
E di percorsi
Persi, giovani, irrisolti

Perché dalle piccole cose
Nascono le grandi

E per le piccole cose
Non bisogna pagare

Se le darete e prenderete
Rimarranno con voi

Sempre."




Per "Filo Rosso"

"Ho dita d’inchiostro
Ho occhi di tenebra
Ho cuore di buio

Solo sul mio collo
Brilla il rosso destino
Teso tra zanne
Che non mi appartengono

Contendono tirando
Il mio fato disilluso
Spartito tra forze
Umane ed ancestrali

Una regola
E rende senziente
Ma spesso mi avvolge
La mente nel gelo

Una incosciente
Spinge sempre avanti
Ma a volte mi abbandona
Oltre il ciglio del vuoto

La terza tutto sa
Anche ciò che non dovrebbe
Ma si aggrappa ostinata
Al dolore mai accolto

In bilico la mia voce
Tesa sullo stretto filo
Rimane in attesa
Di poter vibrare oscura

Per la luna
Che illumina la notte.
Anche se io
ho occhi ciechi
Per vedere."



Nessuna delle due mi convince tantissimo per una mostra o un libro, ma penso che l'ultima mi rispecchi parecchio in questo periodo: ho immaginato i pipistrelli come qualcosa di nobile (i sentimenti) e i due che si contendono il destino sono ragione e sentimento, mentre quello che sta sopra tutti è la paura. Credo che soprattutto l'ultima pezzo sia molto rispecchiante quello che sto vivendo: magari ci sono luci intorno a me, ma tanto mi sento cieca.






ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

venerdì 6 ottobre 2017

Incalcolabile

Mi sento rassegnata, ma al contempo so di non poter mollare. Quindi sto qui ed osservo tutto ciò che accade ogni giorno, lasciandomi sorprendere dalle cose positive e da quelle negative. Nel frattempo cerco di sopravvivere e di tenermi impegnata. Anche fin troppo impegnata.
Per mercoledì scorso non ho avuto tempo di scrivere sul tema "Incalcolabile", così mi sono ritrovata all'ultimo momento a scrivere in mezz'ora questa pseudo-dichiarazione d'amore. Mi vergognavo a leggerla perché è un po' "carnale" e perché non mi convince del tutto, ma alla fine l'ho fatto e in realtà agli altri è piaciuta e sono rimasti a discutere a lungo su ciò che volevo esprimere, soprattutto riguardo questa "schiena". Mi sono sentita incoraggiata anche stavolta e quindi la riporto qui (anche se secondo me, come la scorsa volta, è qualcosa che dà di più a sentirla leggere, che a leggerla):


"Mi chiedo se voglio davvero passare il resto della mia vita con quella schiena.
Ogni giorno la osservo e ne conto i nei e le cicatrici, accarezzo con lo sguardo i contorni delle scapole e le sfumature della pelle.
Ogni giorno ho voglia di stringerla a me, ogni giorno ho voglia di spingerla via.

La guardo muoversi e cerco di contare tutte le volte in cui ho desiderato abbracciare una schiena, solo quella schiena, e nessun'altra. Ma i numeri mi si bloccano in mente, e li sento pesare sugli occhi, come terra sopra bare.
Cerco allora di cancellare quei calcoli dalla mia faccia, aggrappandomi a quella schiena, alla tua schiena, al pensiero che possa essere solo lei, e nessun'altra.

Ci affondo il viso, il naso, le narici, le riempio del tuo odore, la bocca, la riempio della tua carne che mordo mentre affondo le unghie sul tuo petto. E tu, tu non dici niente, e non so se quello che sto strappandoti via di dosso è davvero mio, è davvero per me.

Conto i respiri che trattieni per non lasciare andare il dolore, conto i battiti che perdo per sempre dentro la speranza, conto le gocce di sangue, le lacrime, i silenzi.
Ma non sono capace di sommare tutto questo, non sono capace di sottrarre il male che ci facciamo, non sono capace di moltiplicare ciò che sento in tuo nome, ma non sono capace nemmeno di dividerci.

Non posso calcolare tutto quello che sento solo guardando la tua schiena, solo guardandoti, perché tu sfuggi ad ogni statistica.
Ed io credo di amarti perché tu sei per me incalcolabile."


E quindi niente, continuo a provare a scrivere, scrivo anche d'amore, ma in realtà non so come dovrei sentirmi. Sogno ancora i miei ex, sento ancora dolore, e tra pochi giorni sarà il mio compleanno. E so già che sarà un giorno dolorosissimo perché non ho più quasi niente di ciò che avevo l'anno scorso in quel giorno. Fortunatamente lunedì inizierò gli scavi e, comunque vadano, mi terranno la mente impegnata con qualcosa di buono. O almeno spero.




ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.