sabato 29 luglio 2017

onthebottom (this is not a news, I know)

E' tornato.
E' ormai qualche giorno che riesco a fare sempre meno, nonostante sia piena di cose da fare in arretrato.
Sono tornati i lunghissimi momenti, le lunghissime giornate, in cui non riesco più ad essere produttiva e sento il mio corpo pesante come piombo, tanto da non riuscire a muoverlo.
Sto di nuovo smettendo di mangiare e ogni volta che mi sforzo di farlo entro almeno un po' nella conosciuta irrequietudine, e quello è l'unico momento in cui mi obbligo a tenermi in movimento, a sbrigare cose per casa a caso pur di non stare ferma a pensare al mio malessere.
Non ho più voglia di uscire, né di vedere nessuno che non sia un volto sicuro, come magari quello di Santi in giro per casa che sbriga le sue cose. In questo momento sono in camera sua, la più fresca della casa, e la guardo mentre lavora al progetto: da un lato invidio la sua forza e la sua fermezza che l'hanno portata a superare i brutti momenti; lei riesce a mangiare, a studiare, a fare tutto ciò che deve e vuole. Dall'altro però mi sento in colpa perché riesce in tutto questo, ed io no. Mi sento giudicata da lei, dai miei, ma probabilmente il giudizio più duro me lo impongo da sola.
Questi anni di terapia se non altro mi hanno insegnato a rimanere lucida anche mentre sto sprofondando, a riconoscere i sintomi e ad accettare un po' di più la mia condizione, cercando di fare il minimo indispensabile per sopravvivere e per sentirmi utile: devo bere per non disidratarmi, devo mangiare qualcosa quando sento la pressione andare troppo giù, devo parlare con qualcuno di qualsiasi cosa, devo fare anche solo una piccola cosa necessaria, devo alzarmi e camminare ogni tanto, e via dicendo.
Devo farlo, ma non ne ho voglia. Vorrei solo sprofondare sul letto e scomparire, senza creare lutti a nessuno, come se non fossi esistita. Tanto alla fine il risultato sarà uguale perché non sto riuscendo a fare niente per cui essere ricordata, niente di utile per la società che mi chiede ora più che mai di farlo.
Tutte le persone con cui negli ultimi anni mi ero faticosamente costruita una stabilità non ci sono più nella mia vita.
Quella che sono riuscita a costruirmi, almeno un po', negli ultimi mesi mi sta consentendo a malapena di arrivare ogni giorno a fine giornata.
Scappo dai ricordi del passato di continuo e se penso al futuro, anche solo da qui a fra un mese, mi sembra di impazzire.
Non ho nessuna certezza, all'infuori di questa cosa informe che sono io.

In questo momento niente ha valore e nessuno mi sembra in grado di aiutarmi.
La razionalità mi dice che passerà anche stavolta.
Tutto il resto mi urla di spegnermi.
Ed io non posso farlo per le persone che mi vogliono bene. Che non si accontentano del fatto che io sopravviva perché dovrei essere più attiva, più produttiva, più attenta alle loro necessità, più costruttiva per il mio futuro.
Ma io ogni giorno mi chiedo che senso abbia questa corsa al premio, questo costruire una vita che comunque tra 60-70 anni verrà disfatta, questo dover faticare così tanto anche solo per continuare a sopravvivere come un qualsiasi altro animale.
Sarebbe bello se lo fossi. Ma invece sono nata dotata d'intelletto, a quanto pare difettato.
E tutti pretendono da me di più, e io non so darglielo.
Vorrei fare in modo di restare da sola, da sola per sempre, ma so che durerei poco perché sono un animale sociale e avrei bisogno di aiuto a volte. Perché ho dei maledetti ed inutili sentimenti.
Non ho mai saputo cosa farmene di tutto questo amore, di tutto questo rimescolare che a volte mi porta a scrivere, altre ad abbracciare, altre a stare vicino a persone anche sconosciute.
Vorrei spegnerli, spegnerli tutti definitivamente nell'apatia, perché a che mi serve provare felicità, innamorarmi, sperare che tutto andrà bene, se poi tutto si uccide nel dolore, nella rabbia, nella delusione.

E così finisco per oscillare come un pendolo rotto, confondendo e ferendo anche chi cerca di starmi vicino come può, passando da momenti di euforia, da momenti in cui riesco a spegnere il cervello e pensare che in qualche modo troverò il mio posto, a momenti più lunghi, più lenti, più profondi in cui allontano gli altri in tutti i modi che conosco per stare da sola, chiudermi nel mio bozzolo (in)sicuro e spegnermi come posso. Andrebbe bene anche così, se solo servisse a qualcosa. Se solo servisse a guarire, se solo servisse a rialzarmi, prima o poi.
Ma invece resterò così per sempre, guasta in un mondo in cui quasi tutti riescono ad avere uno scopo, fuori posto, alla continua ricerca di me stessa, di quello che voglio, inseguendo obiettivi che via via mi creo e via via mi chiudono porte in faccia, senza dei veri sogni, angosciata dagli incubi di ogni notte, fuggendo dai ricordi, e chiedendomi di continuo il perché di tutto, il perché della normalità, il perché della mia anormalità.
Anormale, ma non troppo. Seduta su quella sottile linea che mi consente di essere scambiata per una persona a posto, per una persona che è soltanto pigra, che non sa fare niente, che non ha idee chiare. Che mi consente di guardare nel vuoto e tremare e bramarlo.

Sul fondo.
C'è sempre un punto più basso.




ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

mercoledì 26 luglio 2017

delirious


Credo che ormai il mio approccio con la vita sia neutrale, o almeno il più neutrale possibile per le mie condizioni.
Cerco di non pensare più in là di domani, più in là di un'ora e di non angosciarmi con pensieri troppo futuri, perché tanto qualsiasi cosa orribile debba accadere o affrontare, dovrò comunque farlo, o perire sotto il suo peso (e quindi levarmi il pensiero di ogni cosa).
Sono molto grata per aver trascorso quei giorni in Ungheria perché mi hanno permesso di allontanarmi dalle fonti di dolore e quindi di poter vivere meglio ora anche solamente dentro la mia stanza, ma, come spesso accade, il fato sa sempre come e quando palesarsi, e ora gli ultimi residui di certezze della mia vita stanno disintegrandosi.

Stanotte ho ricevuto la mail dal Drago con il modulo per il recesso: istintivamente l'ho stampato, compilato, inoltrato, strappato in mille pezzi e lanciato dalla finestra. E poi ho pianto, chiedendomi il perché di tutto questo, come sempre, chiedendomi se davvero debba essere questo il peso delle conseguenze delle mie scelte, chiedendomi come persone che hanno predicato il volermi accanto, il volermi bene, hanno saputo solo inviarmi una mail formale, senza nemmeno chiedermi come sto da settimane, da mesi. Ho scoperto poco fa che oggi dovrò portare a Bob il cartaceo del modulo, per cui dovrò ristamparlo e ricompilarlo e già questo, per quanto mi rendo conto sia una cosa stupida da fare, mi fa venire voglia di morire davvero, ma sto cercando di ricoprirmi di apatia ed andare avanti. Anche se credo che tutto, tutto quanto, sia terribile e sbagliato.

Non so quando dovrò tornare in Calabria perché, se da un lato mia cugina sta per dare alla luce la mia prima nipote, dall'altro mia nonna paterna, l'ultima in vita, sta per andarsene: sapevamo che sarebbe dovuto succedere, ma non credo si possa mai essere del tutto pronti.
E oltre al dolore della perdita, oltre al supporto che dovrò cercare di dare ad ogni costo alla mia famiglia, a mio padre, ci sarà da affrontare anche le conseguenze di questo, ovvero che in tutti questi anni a Firenze non sono riuscita a laurearmi per le varie problematiche della mia testa, negli ultimi due anni non sono riuscita a trovare un lavoro che mi potesse mantenere, ed andandosene lei, viene a mancare l'unica fonte economica che mi permetteva di vivere qui.
E, nonostante abbia iniziato ad essere insofferente a Firenze per tutto ciò che mi è accaduto da quando sono qui, non sono pronta ad andarmene: per i rapporti che ho, per la terapia che sto portando avanti qui, perché già l'estate scorsa ci avevo provato ed era finita nella maniera più tragica possibile, perché proprio negli ultimi mesi, nonostante tutto, stavo riuscendo a costruirmi una rete di contatti utili al lavoro, forse, e ora mi ritrovo in bilico sul niente.
Credo di avere delle opzioni che mi possano aiutare a restare qui, ma dovrei rinunciare alle uniche cose che mi stavano spingendo ad andare avanti, ovvero iniziare a lavoricchiare come educatrice e giornalista e ricominciare a fare scavi archeologici, perché queste opzioni sarebbe un'ipotesi di lavoro come cameriera, che in tutti questi anni ho cercato e non trovato, e ora che avevo bisogno di tempo per costruire qualcosa in cui credo, finalmente di nuovo, non avrò più il modo di farlo, se voglio restare qui.

Probabilmente sto scrivendo tutto in modo molto confusionario, ma lo sono, sono confusa e atterrita da come tutto abbia l'abilità di esplodere quando non dovrebbe mai farlo, e mi chiedo se sia giusto a 26 anni avere già debiti su debiti, e non sapere assolutamente che fare nella propria vita.
Poi mi ricordo che è inutile riflettere sul fatto che sia giusto o meno perché questa è la realtà: non so come pagare il mio padrone di casa, a cui devo di sicuro più di 500 euro, ho perso il conto; non so se dovrò iniziare a fare un lavoro che mi leverà tempo a quel residuo di sogni ed obiettivi che ho cercato di portare avanti negli anni; non so se quei sogni ed obiettivi mi porteranno da qualche parte, o bruceranno come tutti gli altri; non so più di chi fidarmi; non so come essere d'aiuto alla mia famiglia senza morirne io; non so come convivere con il mio passato; non so letteralmente cosa farne di me e come fare a mettere tutto al suo posto.
Se un posto esiste per tutti i miei pezzi.

Dovrei essere disperata, ma non posso permettermelo.




ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

lunedì 24 luglio 2017

nelmezzo


Ormai sono rassegnata a questo lento, lento cambiamento.
Ma ogni tanto è inevitabile per me chiedersi: quanto ci vorrà?
Mi sveglio ogni giorno nell'angoscia, spesso dopo incubi inquietanti o carichi di ricordi.
Tutto quello che mi circonda mi rimanda a persone che vorrei non fossero mai esistite nella mia vita, eppure ci sono state e qualcosa mi hanno insegnato.
Sono pervasa dalla nausea verso tutto quello che mi è successo e verso quello che sta per accadere.

L'insegnamento più grande e più doloroso che io abbia ricevuto finora dalla vita è che non bisogna mai pensare che una cosa sia certa: ogni volta che ho creduto che una persona, una passione, un cardine nella mia vita ci potesse essere sempre, questo è esploso rumorosamente, lasciandomi spiazzata in mezzo a cocci di vetro tagliente da raccogliere a mani nude.

E ora, ora davvero sono spoglia da ogni certezza e persa in mezza al mondo, senza sapere cosa farne di me, cercando di obbligarmi a pensare che non sono sprecata.
E il bivio che mi trovo di fronte è folle ed insensato e se da un lato mi porta ad una morte interiore (solo?), dall'altro mi chiede di saltare da quello stesso burrone da cui molte volte mi sono affacciata prima di sentire proprio quel boato di sicurezze infrante.

Ho un carico pesante addosso, a cui ormai sorrido nonostante il dolore ai muscoli, e con questo devo percorrere una strada impervia.
Il mio passato grava sul mio futuro, ed il mio futuro schiaccia ogni cosa.




ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

venerdì 21 luglio 2017

lo strano ritorno

Sono sopravvissuta a questi giorni di fuoco in Ungheria.
Ho imparato, ho dato, ho lasciato andare.
I miei incubi ci sono ancora, forti e chiari, ma mi sento più stabile.
Qualcosa dentro di me è cambiato, ma devo ancora scoprire cosa.

L'unica cosa di cui sono certa è che la mia luce sta ancora brillando.




ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

mercoledì 5 luglio 2017

inbilico


La cosa che mi ha ferito di più è stato vedere le foto.
Sapevo che il piano di viaggio era allontanarsi per un po' dalla città, ma sono andati in posti incredibilmente somiglianti a quelli che abbiamo visitato insieme, lo scorso anno, in questi giorni.
E continuo a chiedermi: perché io non sarei mai riuscita a partire per un viaggio che avevamo programmato insieme, e lui sì? perché io sono ammorbata dai ricordi dei nostri viaggi insieme qui nella mia stanza, e lui va in posti quasi identici senza soffrirne? perché io mi faccio così tanti problemi solo al pensiero di mettermi al fianco qualcun altro, e lui è partito con lei?

Ci sarebbe molto altro da dire forse, ma che senso avrebbe?
Tutto questo mi sta distruggendo, ma non sono pentita della mia scelta perché se si è dimostrato così superficiale ed incoerente, nonostante predicasse il contrario, chissà cosa avrebbe potuto farmi in futuro. E lo stesso vale per coloro che ci circondavano.
Ma perché proprio lui, anche lui, nonostante sapesse da dove venivo?
Perché proprio loro, loro tutti?
Come dovrei fare a fidarmi ancora di un ragazzo, degli amici?
Io proprio non lo so.
Non potrò mai sapere quanto una persona indossi una maschera o quanto velocemente cambierà, calpestando te e tutto quello che insieme avevate.

Non voglio più sentire niente, più vedere niente.
Prima di partire per andare a fare volontariato in Ungheria voglio tagliare ogni ponte, eliminare ogni contatto potenzialmente dannoso. Voglio liberarmi da tutto ciò che è stato la mia ragione di vita ed ora mi fa solo rabbia, mi da solo sofferenza e voglia di morire. E nausea, sopra ogni cosa, nausea incredibile ogni volta che un ricordo, che un pensiero mi assale. Nausea da vuoto sotto i miei piedi.

Sono in bilico, ma parto.
Per andare in posti molto diversi da quelli in cui sono già stata.
Spero che questo mi aiuterà a dimenticare.



ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

lunedì 3 luglio 2017

to change

Sto cercando di andare avanti ed ogni tanto ci riesco.
Ma proprio quando succede, qualcosa mi ricorda il dolore.

Ho aspettato pazientemente che fosse il momento giusto prima di scrivere di nuovo perché sentivo che qualcosa doveva ancora accadere. E ho sempre sbagliato molto a non dare ascolto a ciò che sentivo.

E alla fine è successo: Gheri è partito per il viaggio che avevamo costruito e prenotato insieme.
Ed io sono qui a chiedermi come abbia fatto.
Con che forza, con che coraggio si riesce ad andare a percorrere luoghi che avevi immaginato con qualcuno che amavi e che non c'è più?
Non ci sarei mai riuscita, ne sarei morta probabilmente.
Ma lui... E' lui. E' una roccia, no?
E non è partito da solo o con un amico... Ma con una ragazza. Del Drago.
Con una ragazza con cui mi ero sfogata dopo essermi lasciata con lui, con una ragazza che reputavo amica. Che semplicemente è partita, senza nemmeno dirmi niente.
Bob mi dice che non c'è niente tra di loro, ma il fatto è che non mi interessa più.
Perché lui mi aveva giurato che non avrebbe fatto casini in associazione, perché ci teneva a me, ci teneva al fatto che io continuassi a parlargli e a frequentare il Drago.
Perché lei da amica avrebbe dovuto quantomeno dirmi "ehi, ho ricevuto questa proposta di viaggio e ho deciso di accettarla, ma sta tranquilla, ok?" se davvero non ci fosse nulla di male dietro, perché io ho accettato che lei prendesse il mio posto in associazione in tutto perché sapevo che ce n'era bisogno... Ma questo?
Perché tutti al Drago mi hanno sempre detto che non erano come il Lupo, che loro queste schifezze non le fanno, che bisogna essere comunicativi: nessuno di loro mi ha preparato psicologicamente a questo, nonostante praticamente tutti sapessero la mia storia, come stavo vivendo tutto, quanto tutto fosse importante per me. L'ho scoperto da sola, come sempre. Dove sono tutti?

Sono stanca. Stanca di persone che per pigrizia, per strafottenza, per insensibilità o mancanza di empatia, non si preoccupano degli altri, a cui dicono di voler loro del bene.
E nonostante sia una delle ultime cose al mondo che vorrei, io credo che lascerò il Drago.
E che non porterò a compimento la spada, Vincolo, che mi ero promessa di donare comunque a Gheri per i suoi 30 anni. Finora ero convinta che lui fosse qualcuno che si era impegnato con tutte le sue forze per far funzionare le cose tra di noi e che semplicemente non fosse bastato, ma invece ora penso che non si meriti più niente da me.
Non ho più sensi di colpa nei suoi confronti, non voglio più averceli.
Sono arrabbiata, moltissimo, da piangere, da voler spaccare tutto, da attacco di panico, con lui, con lei, con tutti loro, ma soprattutto con me stessa perché non sono stata finora brava a mettermi qualcuno accanto che meritasse davvero il mio amore, o quantomeno il mio affetto. Soprattutto perché le situazioni nella mia vita sembrano ripetersi all'infinito ed io non riesco più a sopportare il peso di questi fallimenti eterni.

E mi sento come se ci fosse un muro tra me e chi mi circonda. Ho provato a parlare con Santi, ma ovviamente è stato inutile perché non riesce a non essere giudicante nei miei confronti. Ho parlato con altri amici tramite la virtualità e li ringrazio infinitamente per essermi vicini, ma non è la stessa cosa. Provo a parlare anche con altre persone qui, ma è come se non riuscissi a trovare le parole giuste per dire come mi sento. O se mi vergognassi di come mi sento.
E mi sento priva di valore. Di qualsiasi tipo. Come sempre, più di sempre.

Ma sono ancora qui e non posso far altro che fissare la finestra aperta e ripetermi che non posso farlo, nemmeno stavolta. Perché anche se ora sto così devo trovare la gioia dove so che si annida, devo sopravvivere per le persone che mi vogliono bene e devo ricordarmi che sono comunque una persona fortunata.
Perché anche se tutto quello in cui ho sperato nella vita si è rotto, anche se non ho più sogni o obiettivi, devo solo continuare a respirare e a vedere cosa succede. A incassare in silenzio. Ad allontanarmi da ciò che mi fa troppo male. A cercare di dimenticare il passato. A chiedere aiuto quando non posso farne a meno. A fare esperienza di cose di cui non saprò mai che farmene. A cercare un perché anche se so che non lo troverò mai. A sperare. In non so cosa.



ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

domenica 11 giugno 2017

CAOS


In molti dicono che il momento peggiore sia alla sera: quando ci si mette a letto e si prova a dormire, ma i pensieri, i ricordi, i problemi vengono tutti a galla e ti tormentano, impedendoti il sonno o generandone uno pieno di orrori.

Per me invece il momento peggiore è sempre stato la mattina, quando mi sveglio dagli incubi di sempre: perché la notte, a suo modo, seppur piena di angosce, trova il modo di consolarmi con il suo silenzio, ma la mattina il mondo si sveglia e io rimango affossata nel torpore doloroso.

Continuo a sognarlo ogni volta che dormo, non solo di notte in realtà, e le sensazioni, anziché smorzarsi, si fanno più vivide. Solo negli ultimi due giorni sono stata graziata, forse perché ho cercato di concentrarmi sulla Rinascita durante la luna piena: speriamo che duri.

Ho appena ricevuto la notizia terribile della morte di una persona a me molto cara: la mia vecchia insegnante di ripetizioni.
Mi ha insegnato con rigidità il latino ed il greco, ma soprattutto lo sconfinato attaccamento al sapere e alla caparbietà. Negli ultimi anni, presa da tutti i miei traumi, non sono più andata a trovarla e questa cosa ovviamente adesso mi sta pesando più che mai.
Ma d'altronde non avrei voluto andare da lei da "sconfitta", da quella che non è ancora riuscita a laurearsi, di fronte a lei che ha dato corpo e spirito al sapere, quindi un giorno andrò sulla sua tomba e le dirò che se ce l'ho fatta è anche merito suo.
Il suo ricordo è e resterà sempre con me.
Grazie Amelia. Sei stata una grande donna.

Questi giorni si susseguono tra cose orribili, meravigliose e sconvolgenti ed io continuo a vivere in una bolla di protezione, da cui ogni tanto faccio capolino timorosa, ma almeno ci sto provando.
Non riesco a pensare ad un futuro, ma in qualche modo mi sento più speranzosa.
Alterno momenti in cui sono veramente convinta che questa sia la strada giusta per me, anche se non so definirne i contorni, a momenti in cui mi ripeto che è solo un sogno (non so dire se brutto o bello) e che mi sveglierò e tornerò alla routine grigia ma sicura che mi ero costruita, che mi dava certezze anche se non del tipo di cui avevo bisogno, a cui potevo aggrapparmi in modo realistico.

Vorrei addormentarmi e svegliarmi lontana da ogni male, stringendo tra le mani ciò che mi sono meritata. E io so benissimo, purtroppo o per fortuna, di non meritarmi schemi, ma caos: meraviglioso infuocato mutevole caos.





ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

venerdì 2 giugno 2017

nella mia stanza

Sono a Firenze ormai da qualche giorno, un record per la media degli ultimi due mesi.
Sono stanca di scappare, anche se ieri sera me ne è tornata la voglia.
Perché tramite la chat di Scherma sono venuta a sapere che lui era qui sotto in palestra ed io volevo uscire, ma alla fine ho avuto la percezione di non farlo. Infatti stamattina Santi mi ha detto che è rimasto praticamente tutta la sera fuori dalla palestra, quindi praticamente sotto casa mia (e io vorrei ancora capire se lei e lui si sentono, penso di sì, ma in fondo forse non lo voglio sapere davvero).

Mi sono eliminata dalla chat e nessuno mi è venuto a dire niente.
Poi ovviamente l'ho sognato, e mi sono svegliata urlando.
Fortunatamente non ero sola, fortunatamente non sono sola.
Ma so che devo affrontare questa cosa da sola.

Non sento la sua mancanza ogni giorno, non è mai stato così, perché in fondo lui non c'era quasi per niente come presenza nella mia vita orma da un po'.
Ma sento la mancanza delle nostre esperienze insieme: i viaggi in macchina, le rievocazioni, le vacanze on the road. E un po' mi viene da piangere, ma come sto facendo da tempo ributto dentro e prego che tutto un giorno passi.

E nel frattempo provo, come sempre, a guardare oltre.


Per mercoledì al gruppo di scrittura c'erano vari temi: ho scelto quello che avevo infilato io nella scatolina magica, e cioè Ninna Nanna.
E' venuta fuori una cosa estremamente dolce, ma alla fine anche gli altri hanno apprezzato e capito le sfumature sincere di ciò che ho scritto.
Ogni volta che la rileggo immagino l'amore che si prova scrivendo qualcosa del genere e l'amore che vorrei ricevere in egual misura. E da un lato mi ristora, dall'altro mi spaventa.


Tu dormi
Che io resto sveglia
A guardare la luce morire
Sulle tue ciglia leggere
E la soffio via
Perché hai bisogno d’ombra
Per riposare
Bene

Tu dormi
Che io resto pronta
A contare le porte e le finestre
Ogni serratura e fessura
Dalle quali entra il dolore
Le chiudo tutte io, tranquillo
Sei al sicuro
Sei a casa

Tu dormi
Che io resto dolce
Carezzo il tuo sonno inquieto
Bisbiglio profumi alle tue orecchie
Bacio i tuoi occhi stanchi
Respira piano piano
Che se ti manca l’ossigeno
Ti do il mio

Tu dormi
Che io resto bella
Anche se non puoi vedermi
I miei capelli brillano
Perché lo sai
La tua anima spia la mia
E devo risplendere sempre
Come un faro

Tu dormi
Che io resto immune
Alle insidie del mondo
Anche se non ci sei
Ho medicine buone
Per ogni male
Le ho però
Solo per te

Tu dormi
Che io resto intera
Per raccogliere i tuoi pezzi
A mani nude sanguinando
Levargli la cenere
E metterli al sole
Guarda, quanto bagliore
Che fai

Tu dormi
Che io resto calma
Poggio la testa sul tuo petto
Per controllare se batte forte
Shhh, va più lento
Shhh, sii più cauto
Non svegliarlo
Non ora

Tu dormi
Che io resto presente
Perché dove vado
Se tu non ci sei?
Ti prendo la mano
Così siamo insieme
Anche se in sogni
Lontanissimi

Tu dormi
Che io resto sempre
Per vegliare sul tuo sonno
Perché se non dormi
Come dovrei dirti
Tutto questo?
Non potrei
Quindi resto ora che
Tu dormi.





ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

lunedì 29 maggio 2017

In viaggio.


Ho messo una settimana tra me e l'ultima volta che l'ho visto.
E stavolta non ho più date di scadenza a cui pensare: non lo rivedrò, non lo voglio rivedere per molto tempo, so solo questo.
I due giorni insieme sono tra le cose più difficili e terribili che abbia mai affrontato e, nonostante tutto, mi sento orgogliosa di me stessa per avercela fatta.

Il fato mi ha preso per mano e mi ha portato a vedere le prime lucciole della stagione, proprio come quella sera in cui ci siamo conosciuti e lui voleva andarle a fotografarle: ho sussurrato piano nella notte, fissandole e chiedendomi il perché di tutto quel dolore.
Mi ha messo in mano la mia borsa da cintura, quella che mi aveva regalato lui, e mi ci ha fatto trovare dentro altri aghi dell'abete che avevamo addobbato insieme: io li ho stretti forti in mano e mi sono allontanata, andandoli a seppellire nel piccolo corso d'acqua che scorreva vicino all'accampamento.
Ho tirato fuori il coraggio che non pensavo di avere e l'ho guardato, l'ho guardato a lungo, perché sapevo che dovevo dirgli addio, dire addio alla sua immagine, dire addio al suo nome. E l'ho fatto, anche se il suo strascico rimarrà con me a lungo, forse per sempre.

E poi, come sono arrivata, me ne sono andata.
Così come fanno tutti, così come stanno facendo con me persino i miei migliori amici.
Ho sognato di urlare nel sonno, di chiamare lui, di chiamare il Sardo, di chiamare Santi, e di sapere che non potevo chiedere aiuto a nessuno. Questo incubo mi ha terrorizzato, ma al contempo mi ha fatto ricordare che sono in piedi da sola, e che sono fortissima.

Voglio diventare un tocco leggiadro che rimbalza di vita in vita, ma voglio anche trovare un luogo per restare. Un non-luogo da chiamare Casa. Questo viaggio finirà e io raccoglierò ancora una volta i miei pezzi, per conservarli in una teca di vetro e ricordarmi quanto sia prezioso ogni cuore.



ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

venerdì 19 maggio 2017

Norwegian Wood


E' incredibile come la vita abbia il potere di far esplodere mille bombe tutte insieme.
Nell'ultimo periodo, oltre a Gheri, sento di aver perso anche i miei migliori amici.
Oltre alla mia testa, ai miei sogni, a tutto ciò in cui credevo.

Il viaggio in Norvegia comunque credo mi sia servito a capire molto di quello che voglio e che non voglio.
E, se la notte prima di partire, sentendo un rumore nella notte ho istintivamente immaginato di essere a casa di Gheri, aprendo gli occhi nel dolore, oggi invece so che domani lo vedrò e sono ancora con i piedi per terra.

Domani me lo ritroverò davanti per due giorni, intorno allo stesso tavolo, sotto lo stesso tetto, in compagnia delle stesse persone.
Con quella cotta (parte d'abbigliamento di XIV secolo, ndr) verde bosco addosso che mi ha fatto innamorare di lui, il cappello a punta con le lunghissime piume di fagiano che ho cucito io, gli occhi verdi imbronciati, la barba rossa ed ispida. Ed io avrò addosso il mio vecchio vestito rosso, che ho lasciato così com'era dall'ultima volta che mi aveva abbracciato, e che ci faceva sembrare così belli quando andavamo per il campo vicini, avrò addosso tutti i nostri ricordi, tutti i nostri desideri e progetti, e saprò che non potrò guardarlo se non voglio urlare.
Questa provo l'ho scelta io e non me ne lamento, ma so che da lunedì sarò una persona ancora più diversa.
Più lacerata, più frammentata, più confusa.

Non sono più sicura di sapere niente di me.




ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.