martedì 9 dicembre 2014

317...350/365

Day from317to350 of 365.
 
 
L'impossibile è tale fin tanto che non accade.
A quel punto diviene improvvisamente inevitabile.
 
 
E' passato ormai più di un mese da quando il mio cervello è esploso ufficialmente.
E in questo mese ho imparato a dirlo, ho imparato a dire tante cose in realtà.
Ho imparato e basta.
 
 
Tutto è stato devastante, e lo è tutt'ora. E a scrivere ogni cosa sprecherei solo tempo e andrei a fissare "nero su bianco" ricordi che invece vorrei estirpare.
So solo che, se dovessi fare una classifica delle cose peggiori, il fatto che lui la settimana prima mi dicesse "ti amo" e quella dopo fosse già con un'altra, negandolo alle mie domande per poi scriverlo su Facebook come un dodicenne, non è stato bello.
Che abbia ammesso candidamente di avermi lasciato da sola quando stavo male per tre anni, neanche è stato bello.
Soprattutto perché io l'ho sempre giustificato.
Tutte le sere in cui non riuscivo a respirare, le sere in cui non potevo parlare, a volte neanche piangere, lui non c'era, o era in un'altra stanza, o dall'altro lato della camera o del letto, e lasciava che io vivessi quell'incubo da sola, nonostante "lui mi amasse", per poi comparire, e non sempre, dopo un tempo incalcolabile a dirmi "dai, ora basta, dormi"; tutte le volte in cui invece di incoraggiarmi, come supplicavo di farlo tanto valeva il suo giudizio per me, mi scoraggiava dicendomi che "non sarei stata in grado"; tutte le volte in cui "forse sei coraggiosa, ma sei troppo debole"; tutte le volte in cui qualcuna si avvicinava così tanto a lui da scrivergli "sei la ragione della mia vita", dopo lo sgomento iniziale, mi dicevo "va bene, è solo un'amica": ogni volta, ogni volta lui aveva ragione per me.
Perché era più grande, perché era forte, perché sapeva sempre ciò che faceva e comunque agiva per il mio bene, come io facevo per lui.
 
E invece, semplicemente, no.
Pensavo fosse la persona della mia vita, e invece sono stata quasi tre anni con uno sconosciuto.
Uno sconosciuto nato da pensieri profondi, da gesti gentili, da valori ben radicati, da passioni così tanto simili, da sogni su un futuro insieme.
Uno sconosciuto nato dalle sue parole, dalla sua apparenza, nato dalle mie speranze, dalla mia idea che, infine, ci fosse davvero al mondo qualcuno come lui.
 
Ho pensato tanto, ho elaborato ogni cosa, l'ho spogliato da tutto il mio amore ed è rimasto solo questo: la nuda verità.
Verità che ho costruito grazie ai suoi amici che mi hanno contattato di loro sponte per parlarmi di come è lui veramente, per dirmi che in ogni caso ciò che ha fatto è assurdo e che non sanno come poter avere stima di lui da ora in poi.
I suoi amici, che adesso, improvvisamente, sono i miei, e senza i quali, io sarei morta, o sarei un vegetale il cui unico pensiero è "devo restare qui per la mia famiglia", cosa comunque non da poco.
 
Ho riabbracciato i miei genitori e, per la prima volta, ho pianto facendolo.
Anche loro hanno aggiunto tasselli a questa verità: mia madre non l'ha mai visto come un uomo maturo, mio padre non l'ha mai visto come una persona stabile mentalmente.
Ogni volta un pezzo di me si è infranto perché tutto ciò cozzava terribilmente con l'idea che avevo di lui.
 
Lui che non era solo la persona che amavo di più al mondo, ma anche tutto ciò che sarei voluta diventare. Lui che era questo anche per altre persone, che ora mi hanno guardato negli occhi e mi hanno detto "non posso più credergli", persone che hanno chiesto a me come è lui veramente, o se avesse iniziato a drogarsi o facesse parte di qualche strana setta, senza scherzare.
E io non ho potuto che assistere al disgregarsi della sua immagine, per me e per tutti quelli che lo conoscono.
 
Se guardavo al mio futuro di una sola cosa ero certa, ed era lui.
Io ero convinta che saremmo andati a vivere insieme, come sognavamo.
Che saremmo invecchiati insieme a Palazzuolo sul Senio.
Che ogni volta che ci saremmo abbracciati lui mi avrebbe ricordato quanto gli piacevano i miei abbracci perché io lo tenevo stretto tutto, che anche quando ero triste le mie labbra erano curvate leggermente all'insù, che ci saremmo sentiti sempre a "altrove, ma a casa".
 
Non era così, e me ne sarei dovuta accorgere.
Accorgere da quella prima sera, quasi esattamente due anni e nove mesi fa, quando tutto mi sembrava "troppo" perfetto e io ero così dubbiosa su di lui, che mi sembrava così falso, che mi aveva chiesto di stare insieme e io non ero pronta.
E la sua espressione stizzita sul volto, invece che farmi scappare, mi indusse a dire di sì. Quell'espressione che per anni mi ha rincorso, insieme alle lettere a cui non ha mai risposto, insieme a tutte le notti in cui lui non c'era perché non ci voleva essere, insieme alla sua espressione quasi imperturbabile in qualsiasi momento.
 
Lui non era ciò che diceva di essere, non era ciò che io speravo che fosse.
Lui non era niente di ciò che potessi desiderare davvero.
Eppure l'ho amato con tutte le mie forze, e avrei continuato a farlo.
Lui lo sapeva: "nessuno mi ha mai amato come fai tu, nessuno ha mai accettato ogni cosa di me, nessuno mi ha curato come hai fatto tu", lo sapeva che io avevo visto ogni suo difetto, ma per me restava comunque il motivo di orgoglio più grande e l'avrei protetto a qualsiasi costo, come ho fatto.
Gli avevo donato la mia vita, ed ero felice di averlo fatto.
 
E poi, perché è impossibile essere ciò che non si è per sempre, si è rivelato.
E io, NONOSTANTE TUTTO, sono felice che sia accaduto, perché era inevitabile.
Perché lui non era ciò che cercavo, e tutto questo mi ha sicuramente insegnato che la mia idea di amore è profondamente intensa.
 
E non so ancora se sforzarmi di cambiarla, come in molti mi consigliano, di smettere di dare così tanto, perché è impossibile pensare di trovare ciò che si cerca, e di tenerselo per sempre.
Ma su questo avrò ancora modo di pensare, di sicuro l'umanità, da quel punto di vista, per me ha raggiunto il suo punto più basso.

 
Quello che ho imparato è come è lui davvero, e come sono io, anche se su lui ho smesso di interrogarmi e su di me invece devo ancora interrogarmi molto.
 
Sono forte.
Ho sopportato per anni il mio malessere, negli ultimi anni avrei dovuto essere accompagnata in questo percorso e invece sono rimasta ancora più sola, ho sopportato il suo malessere, i nostri problemi, ogni cosa, e, soprattutto, l'immenso dei sensi di colpa "perché ogni problema che abbiamo è colpa tua".
Ho sopportato tutto quanto è accaduto negli ultimi due mesi, che non mi sembrano essere trascorsi, tutto quello che è venuto fuori dei tre anni precedenti, e sono ancora qui.
Lui, invece, che si mostrava così forte, è scappato, anzi, non si è mai avvicinato.
E sono fortemente convinta che se gli piombasse in testa tutto ciò che provo io giornalmente, lui morirebbe sul colpo: non sarebbe in grado di reggere a ciò che reggo io.
 
Gli ultimi, definitivi, tasselli me li ha dati la mia adorata psicologa: mi ha fatto vedere che io sono perfettamente in grado di rialzarmi, ho potuto assistere a tutto questo con i miei occhi, durante la terapia post-traumatica su questo evento.
Sul giorno, la mattina del 3 Novembre, in cui ho letto che lui stava con un'altra. Il giorno in cui il mio cervello è esploso davvero, in cui ho avuto il mio primo attacco di panico, che non mi lasciano più da allora, ma che adesso sto imparando a controllare.
 
Tutto è cambiato in un attimo e l'inspiegabile mi ha travolto, lasciandomi sgomenta.
Non poteva accadermi niente di peggiore, e così la mia testa si è chiusa.
Però sono ancora qui, e tramite me stessa, la mia famiglia, i miei amici, la mia terapista, piano piano sto realizzando cosa è stato questo rapporto, cosa è stato lui.
 
Lui che, per come lo amavo io, è morto, e resta in piedi soltanto ciò che è veramente, ciò che disprezzo profondamente.
 
Una persona con la Sindrome del Maestro, che mi ha convinto di essere "la persona che cercava da una vita" e che poi ha cercato di cambiarmi per tutto il tempo.
E quello che mi ha salvato è il mio, spesso insensato, orgoglio a cui lui ogni volta rispondeva "ma non sei disposta a cambiare per me?". Su alcune cose la sua manipolazione ha fatto presa: io condividevo il fatto che dovessi essere assolutamente più positiva, e altre cose del genere.
Ma questa spinta così violenta, mi ha portata dove mi trovo ora: riappropiarmi di ciò che sono davvero, perché ciò che stavo diventando non mi ha fatto bene.
La conferma di tutto ciò viene dal fatto che la persona che si è messo accanto ora sia molto piccola e molto plasmabile: ora ha ciò che desidera.
 
Una persona anche con la Sindrome del Supereroe: "io ti salverò, così come tu hai salvato me, insieme sconfiggeremo ogni cosa". E io ci ho creduto, è stato qui il mio sbaglio.
Io ho lottato, sarei morta per lui, e lui invece no.
Tutto era troppo difficile, troppo profondamente oscuro, e quindi per darsi soddisfazione si è dedicato ad altre ragazze con problemi, con cui ha trascorso mesi incitandole, stando loro vicino e facendosi ammirare e adorare per il suo aiuto.
E' semplice aiutare qualcuno dall'esterno, e i loro problemi erano meno gravosi dei miei, quindi perché no?
 
Una persona che, meglio che cito da una pagina di disturbi di personalità: "Egli è totalmente concentrato su se stesso e richiede attenzione costante e ammirazione da parte degli altri, pensa di poter essere compreso soltanto da persone molto speciali o di condizione sociale elevata. Le sue relazioni interpersonali sono disturbate dalla mancanza di empatia."; di alcuni sintomi lui non se ne rende conto, ma la sua mancanza di empatia è palese, ed è quella che mi ha distrutto più di ogni cosa.
Stavo con lui principalmente per la sua profondità e sensibilità, e poi scopro che è privo di empatia reale verso il prossimo.
Tutto ciò giustifica le sue azioni di questi anni e attuali: non gliene frega niente, in realtà, e quando si sente triste per lui o per me, è perché "razionalmente" sa che c'è qualcosa di profondamente doloroso in ballo.
Ho sempre rinchiuso le mie emozioni più forti perché, sia nei momenti positivi che negativi, lui era sempre molto "pacato". Anche quando ci siamo lasciati, lui era tranquillo, zen (anche se offendo questo genere di concezioni attribuendole a lui).
Ho sempre pensato che fossi io quella "che provava troppo", e forse è anche così.
Ma le mie emozioni sono vere, sono pure, sono intense, e io le voglio vivere con coraggio, anche perché non posso più permettermi di reprimere nulla.
 
Un altra citazione "Ha spesso mancanza di autocritica e rigidità di pensiero: il loro ragionamento sembra essere logico, ma in realtà le loro idee sono basate su pregiudizi che li portano a ignorare il contesto più ampio della situazione e le ragioni degli altri": tutte le volte in cui io mettevo in dubbio me stessa, facevo bene. Tutte le volte in cui mettevo in dubbio lui, invece no. Solo che io, come sempre, ho messo da parte me, a causa della mia insicurezza, e alla fine aveva ragione lui.
E già non avevo molta fiducia negli altri, e lui, ogni giorno, mi ripeteva che solo io e lui ci saremmo salvati in questo mondo, che tutte le altre persone, in un modo o nell'altro, erano sbagliate.
Mi sono chiusa sempre di più, realizzando che solo lui mi avrebbe capito.
 
Potrei continuare parlando delle sue manie, ma non ha più senso, perché ciò che ho visto è che lui non ha mai affrontato niente, mentre quando sono caduta tutte le persone che lui aveva sempre ritenuto indegne, sono corse a rialzarmi.
Con una parola, con un abbraccio, o portandomi il cibo alla bocca forzatamente o dormendomi accanto.
Con una poesia, con una canzone cantata in riva al mare, andando in luoghi bellissimi assieme, parlando di rievocazione, di anime, di musica, di tutte le cose che mi piacciono.
Tutti gesti, tutti pensieri di cui ritenevo capace SOLO lui.
E invece no, il mondo è pieno di persone meravigliose, pronte a starmi vicino e accettarmi così come sono.
 
E lui, che era l'unico per me in grado di farlo, invece non l'ha mai fatto.
Io mi sono aperta a lui, gli ho detto cose mai dette a nessuno.
E ciò, ancora una volta nonostante tutto, è servito: adesso so che se ho parlato con lui, che era ed è tutto questo, posso farlo con chiunque.
Chiunque può capirmi meglio di lui.
Chiunque è in grado di darmi tante cose che poteva darmi lui.
 
Non sono più quelle le cose che mi mancano, né mi manca lui: c'è solo tanto sgomento.
Sgomento che lui ancora esista come persona, perché sono troppa piena di moralità "medievale" per accettare tutto ciò che è e ciò che ha fatto.
Non si merita niente di ciò che ha ottenuto nella vita, e molto, rivelandosi e facendo ciò che ha fatto, lo ha già perso.
Io, pertanto, mi limiterò a fare ciò che ho sempre fatto con questo tipo di persone: come mi ha detto il mio caro Sardo, essere Nobile.
Mi difenderò, e sarò accompagnata da chi mi vuole bene in questo, se ce ne sarà l'occasione. Per il resto del tempo ignorerò la sua deprecabile persona, mostrando l'unica cosa che mi rimane di lui con chi mi fido: rabbia.
Pura, sana rabbia, che adesso sono capace di provare.
 
Non gli auguro di certo ogni male del mondo, anche per rispetto dei suoi genitori.
Ma gli auguro tutto il male che ha causato a me.
E io sono sicura, certa, che lui non sia in grado di sopportarlo.
 
Una persona che dopo quasi tre anni insieme, in cui era pronto a costruire ogni cosa, se ne va senza problema alcuno, senza temere i luoghi che abbiamo vissuto insieme, i nostri oggetti, senza pensare a come sarà farsi accarezzare l'elmo che abbiamo comprato assieme (mi piace pensare in modo medievale per trarre esempi) da qualcun altro; una persona che convive con la certezza di aver lasciato da sola per tutto questo tempo la persona che diceva di amare; una persona che, a questo punto, mi sento di ringraziare.
 
Grazie per i momenti felici: purtroppo sono definitivamente macchiati dalle tue colpe, ma sono esistiti.
Grazie per avermi aiutato a capire cosa voglio e cosa no: di sicuro adesso sono certa di volere accanto solo persone che mi provano per me affetto o amore per ciò che sono davvero.
Grazie per esserti rivelato per ciò che sei veramente adesso, fregandotene di come stavo e di cosa stavo passando: era la cosa peggiore che mi potesse accadere, e nel momento più sbagliato, e ciò mi ha distrutto così tanto profondamente da indurmi, per forza di cose, a risvegliarmi ed abbracciare realmente il mondo.
 
Nessuno sa, fintanto che non lo prova, cosa si sente ad essere faccia a faccia con la morte: e quando accade, tutto viene cambiato per sempre.
 
"La tua anima si scorge da chilometri ed era così già da prima", mi è stato detto da Axl, e sentirlo dire da una persona che mi conosce così poco, e da tante altre persone, mi ha convinto del fatto che questa cosa che ho dentro da sempre non è solo negatività, ma potere: potere di vedere e sentire ogni cosa.
Potere che adesso, dopo tutto questo, si è rivelato, si è liberato ed è aumentato a dismisura.
 
Sono in grado di rivoluzionare la terra solo camminandoci sopra.
E' la prima volta in vita mia che dico, con ancora un po' di vergogna, qualcosa di così elogiativo per me stessa.
E se mi permetto di farlo è perché adesso sto prendendo coscienza di me, grazie anche a chi mi osserva dall'esterno, ma, soprattutto, grazie a tutto il male che mi ha fatto.
 
 
"My mind is clear
I have no fear
I share no tears
For you my dear"
 
 
 
 
 
 


 
 
 PS. Ho deciso di non rileggere questo post per correggere eventuali errori. E' vero così com'è.

ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

venerdì 21 novembre 2014

Quote LXXVII

"Ci sono due cose che so sulle persone:
 
La prima è che ognuno ha un grande dolore nella vita. Può trattarsi di un dramma familiare, di un lutto, di una delusione, di un trauma.
È un evento che ci segna per sempre, che magari non ha effetti sulla vita di ogni giorno ma che rimane dentro, nel profondo, sempre lì, incancellabile, irrisolvibile.
 
La seconda è che per quanto possiamo volerci bene ed essere legati gli uni agli altri, non parleremo del nostro grande dolore quasi a nessuno, e se lo faremo non ammetteremo quanto profondamente ci ha segnati. Diremo di averlo superato, di conviverci tranquillamente, di averlo accettato.
Ed è bene così, perché le persone si sentono impotenti quando capiscono di non poter fare nulla per il grande dolore dei propri cari. Parlarne a qualcuno farà loro solo del male.
 
 
Credo che l’amore sia quando qualcuno ti parla del suo grande dolore, ti mostra quanto l’abbia segnato, e tu arrivi ad accettare la tua impotenza.
Accetti che quella persona è così, accetti che non cambierà, accetti che non potrai farci niente, e ti va bene così.
 
Quando decidi di abbracciare il grande dolore di un’altra persona, quando decidi di prenderti cura di una persona anche sapendo che non potrai mai lenire le sue ferite, quando ti ritrovi ad essere triste per eventi accaduti nella sua vita quando non eri neanche presente.
 
 
Credo che parlerò di amore solo in questo caso."
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

mercoledì 5 novembre 2014

313-314-315-316/365


Day 313&314&315&316 of 365.

La persona con cui sono stata quasi tre anni non esiste più e, su molti aspetti, non è mai esistita.
E' morta.
E prima che morisse, per tutto questo tempo, mi sono illusa che fosse ciò che non era, che forse credeva di essere e che mi ha convinto che fosse.
Ma ora è morta.
E io devo accettarlo e credere fermamente che questa persona adesso non meriti neanche più un briciolo del mio dolore, né tantomeno del mio antico amore.

La delusione più grande della mia vita è arrivata.
Ma, nonostante tutti i miei problemi, io andrò avanti.

Sono libera dalla schiavitù di chi non mi ha mai aiutato, di chi mi aveva convinto che io fossi debole, di chi non ha mai provato empatia.

Sono distrutta, ma libera.




ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

sabato 1 novembre 2014

311-312/365


Day 311&312 of 365.

Non riesco a comprendere come una persona che mi è apparsa tanto sensibile sia, al contempo, così tanto menefreghista o, boh, distratta.
E' sempre stato così probabilmente, solo che non avevo gli occhi per vederlo.

Oggi non sono andata a vedere il film di Cowboy Bebop per diversi motivi, ma in particolare perché dopo due giorni a parlare con Styll e a girare per il Lucca Comics con la sua presenza dentro di me, non me la sono sentita proprio di compiere su di me ulteriore masochismo.
Ovunque mi giri, qualunque cosa guardi, lui è lì.

I momenti peggiori, paradossalmente, sono quelli in cui sono finalmente serena, sovrappensiero e gli occhi mi cadono su qualcosa di bello e, subito, penso: "oh, devo dirlo a lui!", "questo gli piacerebbe!" o "adesso glielo compro!".
E, un istante dopo, mi torna in mente la consapevolezza.

E' così, ogni giorno: lui è ovunque.
Nel cielo, nella mia stanza, nel cibo che mangio.
E ora che sono in giro per il Comics, è impossibile non notare quante cose in comune abbiamo, nonostante tutto.

Domenica proiettano un film che volevamo assolutamente vedere.
Mi piacerebbe molto andarci, ma credo che esploderei da sola.
Sono arrivata a pensare di chiamarlo per chiedergli se voleva comunque vederlo insieme: in fondo si tratta solo di sedersi e guardare uno schermo.
Ma i sentimenti ce li ha anche lui, e i ricordi pure, quindi questa iniziativa non dovrebbe partire da me, e comunque non so bene come mi sentirei.

O forse, semplicemente, è davvero ciò che prima non vedevo.
Sono un'illusa.



ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

mercoledì 29 ottobre 2014

309-310/365


Day 309&310 of 365.
 
Quello che razionalmente mi ripeto è che ho tante altre cose belle nella vita.
Il fatto è che, comunque, non riesco a rapportarle per importanza a ciò che ho perso.
 
Tuttavia, ogni volta che mi fermo a ragionare in maniera lucida, riesco a percepire la mia forza.
Ho sempre creduto, anche fino a pochissimo tempo fa, di essere fondamentalmente debole, soprattutto in alcuni contesti, e ciò probabilmente rimane vero per alcune cose.
Però l'evidenza è questa: io sono ancora qua.
Anche se non vorrei, sono ancora qua, e ogni giorno vado avanti.
 
Sono io che ho sopportato e sopporto tutt'ora tutti i miei malesseri, i miei disagi, i miei dolori.
Sono io che ho sentito crollarmi addosso il mondo più e più volte, e questa volta molto più catastroficamente delle altre.
Sono io che sono forte perché, nonostante tutto, non ho mollato. Ho deciso, con la mia forza, di non mollare.
 
In lui, con il passare del tempo, ci ho visto tutto ciò che ho sempre, in cuor mio, desiderato: una persona adulta, una persona di cultura, una persona coerente, sensibile, solare, e mille altre cose, mille altri interessi, passioni, spiriti che non possono fare a meno di aprire in me profonde ferite ogni volta che lo vedo o ogni volta che ci penso. Perché lui è lì, non più qui, nonostante ci fossimo cercati per così tanto tempo, o almeno così mi diceva.
Per me era, oltre che la persona che più amavo, un esempio da seguire, qualcosa di cui essere orgogliosa, la cosa più bella e preziosa, che anche nei momenti peggiori, quando dal mio baratro tacevo, mi spingeva ad andare avanti.
 
E ora non c'è più. Nonostante lui provasse lo stesso per me, se ne è andato.
Si è arreso. Dopo aver combattuto, certo, ma si è arreso.
L'unica rimasta a combattere, per tutto questo e per me stessa, sono io.
Sono sempre stata io e sarò sempre io.
 
Sarà sempre la mia forza a tenermi in vita, o almeno lo spero. Devo sperarlo.
 
 
Domani inizierà il Lucca Comics e, nonostante sia sempre stato per me un momento importante, non riesco a non esserne angosciata.
Potrò fare cose che mi piacciono, incontrare amici, vedere tanto, ma sarò da sola.
Anche se in compagnia, mi sentirò sola.
Senza poter condividere con lui questo piccolo mondo di meraviglie che ogni anno riprende vita.
Mi mancherà immensamente, e sono terrorizzata da ciò.
 
Che la mia forza, in qualche modo, mi assista.
 
 
 


ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

martedì 28 ottobre 2014

308/365


Day 308 of 365.
 
Non so più come gestire tutto questo dolore.
Non ho mai eccelso in nulla nella mia vita e spesso sono stata vittima di passività, ma adesso sono diventata proprio un'incapace.
 
Non sono più capace di studiare, né di lavorare come vorrei;
non sono capace di mangiare e di dormire a modo;
non sono capace di intessere nuovi rapporti, né di mantenere quelli che ho in modo sano;
non sono stata capace di tenermi vicina la persona che amavo di più al mondo,
e non sono stata capace neanche di prendere un aereo per tornare dai miei genitori.
 
 
Qual è il mio scopo a questo mondo?
 
 
Mi sono sforzata di parlare con tante persone, anche se la cosa mi imbarazza, perché sapevo che dovevo farlo, e tutti mi hanno detto che io mi colpevolizzo troppo. La maggior parte di esse conoscono molto bene anche lui, gli vogliono bene e lo stimano, eppure sono finiti per dirmi onestamente che la colpa non è mia se ho questi problemi, che lui avrebbe dovuto restarmi vicino se mi amava, invece di arrendersi, e se è finita è perché lui non ce la faceva a capirmi e non mi amava abbastanza.
Tutto questo discorso riconosco abbia una sua logica, ma io veramente ero sicura di aver trovato una persona con cui potevo dare tanto quanto ricevere, come dovrebbe essere nel rapporto perfetto: è vero, in alcuni periodi dava più lui, in altri più io, ma non sono così stupida da non aver visto che ormai da mesi io davo molto più di quanto ricevevo. "E' stanco" mi ripetevo "tornerà".
 
E invece adesso siamo vicini, ma infinitamente lontani.
Vorrei scrivergli "ma sei sicuro?" o "riposa quanto vuoi e poi torna", ma non so se sarebbe giusto.
D'altronde è lui che ha scritto fine, è lui che deve cancellarlo se volesse tornare.
Ogni mia forzatura potrebbe fare peggio che meglio.
 
Non posso far altro che continuare a trascinarmi insensatamente avanti per il bene di chi mi ha cresciuto.
Perché in fondo non ho davvero speranze che lui comprenda e ritorni.
Ho solo il mio cuore che, senza alcun motivo, continua ostinatamente a battere.



ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

domenica 26 ottobre 2014

307/365


Day 307 of 365.

Mi sono sempre sentita sola.
Da quando ho memoria.

Ho sempre pensato che tutte le cose belle che vedevo erano visibili solo ai miei occhi.
Sola nella mia follia, avevo rinunciato all'idea che esistesse qualcun altro con cui condividerle.
Avevo pensato che ero io sbagliata, che era ora di sdrammatizzare i miei toni, che erano solo fantasie da bambina che continuavo a trascinarmi dietro.

Tuttavia, forse anche per la consapevolezza di essere sola al mondo sotto questo punto di vista, non avevo mai avuto grossi problemi a restare da sola.
Certo, a volte sentivo la mancanza di persone a me care, altre volte la mia voglia di solitudine era data dal fatto che l'umanità mi schifava, ma alla fine da sola stavo bene perché sempre "meglio soli che male accompagnati", e non avrei trovato un accompagnatore in grado di vedere ciò che mi ostinavo a vedere io.

Poi ho scoperto che qualcun altro esisteva.
E dopo tutto questo tempo a condividere sogni, luci, ombre, costellazioni e rugiade con qualcun altro, adesso io mi sento sola come non mi sono mai sentita.
Perché questa non è più la solitudine di essere soli perché è inevitabile, questa è la solitudine che nasce dopo che qualcuno ti aveva fatto compagnia, compagnia davvero.

Forse dovrei semplicemente essere felice per il tempo che ho ricevuto, per la vicinanza di cui ho goduto, per i pensieri che ho potuto condividere, ma proprio non ce la faccio all'idea che adesso sarò vuota per sempre.
All'idea che tutte le cose luminose che avevo imparato a comunicare, che, con stupore ed emozione e commozione, avevo potuto tirare fuori dallo scatolone impolverato in cui giacevano insepolte perché qualcuno sapeva guardarle con me, adesso sono da riporre e chiudere ermeticamente.

Sento di aver quasi finito i singhiozzi o le lacrime o le urla sommesse, eppure qualcosa continua a sgorgare dai miei occhi quando sono sola a casa dopo una giornata passata a svolgere quello che devo, passata a cercare di distrarmi, a pensare che posso convivere con tutto questo dolore.

Ho paura, moltissima, del silenzio che mi avvolgerà quando anche le mie guance saranno ormai asciutte perché allora non sarò più in grado di credere in niente.




ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

304-305-306/365


Day 304&305&306 of 365.

Ogni giorno mi ripeto che ce la devo fare.
Perché non posso scomparire adesso da questo mondo, per il bene delle persone che mi sono vicine.
Perché non posso rinchiudermi in casa per il resto dei miei giorni, sempre per lo stesso motivo.
So che dovrei trovare la motivazione in me stessa, ma non riesco veramente a pensarla così egoisticamente. Non riesco veramente a immaginare una vita felice o serena se così vuota, senza nessuno che possa godere delle piccole meraviglie di questa terra e dei nostri gesti.

Ieri notte, mentre tornavo a casa, nonostante gli occhi appannati, ho visto scintillare i muri delle case alla luce dei lampioni come se fossero ricoperti di stelle: dopo qualche istante ho realizzato che tutto quel brillare era sicuramente comparso con il passaggio di tante chiocciole sulle pareti.
Mi sono sentita incantata da quella bellezza che nessun altro stava guardando.
E, al contempo, ho realizzato che se anche l'avessi fatta notare a qualcuno mi sarebbero state rivolte risposte neutre, se non schifate.
Rimarrò sola per sempre.

L'unica cosa che mi sta tirando avanti è l'assurda idea che tutta la nostra storia non sia mai avvenuta: è stato solo il frutto di uno dei miei infiniti sogni o viaggi mentali, realizzato su questa persona che tanto ammiro e che vorrei per me.
So che probabilmente è sbagliato agire così, che mi sto solo rifugiando, ma quando lo vedo è l'unico modo che ho per affrontare la sua presenza. E quando non lo vedo è l'unico modo che ho per giustificare la sua assenza.
Che tutto questo, in realtà, non sia esistito.
Perché la mia testa ed il mio cuore non possono credere all'immane incoerenza nata: tutte le cose che ci siamo detti, si sono tramutate in niente.

Tutto questo non è possibile.



ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

giovedì 23 ottobre 2014

301-302-303/365

Day 301&302&303 of 365.

And the hardest part... è pensare che ero così importante per qualcuno, che ero così speciale da essere per lui un'eletta, e lui lo stesso per me.
E invece forse non è mai stato vero o forse è un giudizio che è nato troppo di fretta, altrimenti non sarebbe finita così.

And the hardest part... è sapere che, forse, prima o poi, sarebbe finita per un altro motivo, ma la realtà è che è finita adesso ed è finita principalmente per qualcosa che è fuori dal mio controllo.
Avrei preferito mille volte aver fatto una cosa brutta o averla ricevuta, e invece no. Invece no.

And the hardest part... è accettare che per una volta, consapevolmente, in vita mia credevo davvero che lui sarebbe potuto essere il mio "per sempre"; che quegli anelli che stavo preparando per i nostri tre anni, in realtà, sono un errore; che non andrò a vivere con lui a Palazzuolo quando sarò vecchia.

And the hardest part... è comprendere che non ero compresa. Non che ciò sia facile, ma, in modo terribilmente semplice, lui non è mai stato in grado di farlo. Benché io credessi in lui con tutto il cuore.

And the hardest part... è trovare pace all'idea che di lui mi sono fidata troppo. Che dovevo essere più dura quando ce n'è stato il bisogno, anziché voltarmi dall'altro lato in nome del nostro amore, che dovevo credere più fortemente che anche lui commette errori come tutti, che non dovevo immaginarlo così forte, così coerente, così serio. Tutto questo mi ha condotto alla mia delusione più grande.

And the hardest part... è rifiutare tutto questo. Per quanto mi sforzi, la mia mente non può accettare che tutto questo sia esistito e che ora sia finito. O tutto questo è un orribile incubo, oppure ho immaginato tutta la nostra storia. Forse non esiste neanche lui. Forse sono un'irrimediabile sognatrice.

And the hardest part... è convivere con tutti i ricordi più magici e sapere che non accadranno mai più. Sapere che non ho più nessuno con cui condividere le cose più belle, più piccole e preziose, sapere che esse torneranno a giacere da sole, inutili e vuote.

And the hardest part... è spiegare ogni volta alle persone il perché, il sentirmi dire che è impossibile che lui si sia arreso, che è impossibile non riuscire a convivere con la malattia di chi si ama, che è impossibile che proprio tra noi sia finita: vi prego, smettetela, è possibile, è successo.

And the hardest part... è salutare il nostro rapporto agli occhi dei miei genitori, dei suoi genitori, di tutti quanti. Salutare i posti che ho conosciuto con lui, che mi hanno riempito di gioia e stupore e salutare tutti quelli che avremmo potuto scoprire. Salutare tutto.

And the hardest part... è vivere ogni giorno con questa consapevolezza: lui sarà sempre sotto i miei occhi, a meno che io non scappi lontanissimo abbandonando tutto quello che mi sono costruita faticosamente in questi anni, attorno a lui. La sua figura, sempre in vista, mi ferirà così tanto profondamente da cambiare ogni cosa di me. E tutto questo è inevitabile.

And the hardest part... è tornare da me stessa, guardarla per l'ennesima volta negli occhi e dirle "sei sbagliata, è colpa tua se tutto questo è successo". Potevo lottare contro ogni mio sbaglio, ma mai avrei pensato di essere sbagliata per lui. Mai avrei pensato che l'unica cosa che vedevo certa nel mio futuro, scomparisse.

And the hardest part... è ricominciare. Sono più forte di quello che credo, ma tutto questo supera le mie possibilità, e anche ammettere i propri limiti è una forma di forza. Ora non sono in grado di accettarlo, di convivere con ciò, di combattere per la mia vita.






ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.

mercoledì 22 ottobre 2014

Quote LXXVI

Due come noi
o vivono nel reciproco incanto
o si perdono in inutili, laceranti, devastanti
strazi.
Per sempre.




ArHaL
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.